Amministrare un territorio significa adoperarsi perché lo stesso abbia un futuro migliore del presente.
Ha creato molto scalpore, in questi giorni, la decisione del Sindaco di
Milano Sala di piantare delle palme in piazza Duomo, una decisione che ha
diviso l'opinione pubblica, dato che si tratta di alberi trapiantati in un
luogo che poco ha a che vedere con il loro habitat naturale. Detto questo, è
assolutamente deprecabile e da condannare il gesto dei tre piromani che hanno
incendiato tre di queste palme, perché la civiltà è fatta di dialogo e non di
gesti che vanno contro la comunità e la natura. Mentre a Milano si parla di
palme, c'è un altro comune in Italia dove l'amministrazione ha deciso di
operare un taglio netto con il passato. Proprio ieri, infatti, il Consiglio
Comunale di Francavilla al Mare in provincia di Chieti ha votato a favore
dell'abbattimento del Palazzo Sirena. Detta così potrebbe sembrare una
legittima decisione di chi è stato chiamato ad amministrare una città, ma
voglio utilizzare questo spazio per parlare della miopia generalizzata che
regna nel nostro Paese, vittima di dilettantismo e personalismi vari che poco
hanno a che vedere con la buona amministrazione, e con l'economicità della
gestione locale. Francavilla al Mare è una località turistica abruzzese, che ha
vissuto il suo massimo splendore negli anni 60' e 70' quando migliaia di turisti,
e personaggi dello spettacolo italiano frequentavano questa stazione balneare.
Purtroppo, la mancanza di programmazione e lungimiranza hanno fatto retrocedere
questa splendida città ad un ruolo pressoché marginale nel panorama turistico
italiano. In questo contesto si incastona un Palazzo storico che racconta la
storia di Francavilla: il Palazzo Sirena. Edificato nel 1885, ha rappresentato
per quasi 60 anni il fulcro della vita pubblica cittadina, prima di essere raso
al suolo, come tutta la città, durante il secondo conflitto Mondiale. Palazzo
Sirena è stato poi riedificato ed ha rappresentato una pietra miliare nella
rinascita della città, che come detto è tornata a splendere ed essere il cuore
pulsante delle estive serate francavillesi. Purtroppo, però negli ultimi tre
decenni l'amministrazione locale, che ha ereditato il bene dall'azienda di
soggiorno, non ha saputo valorizzare un bene il quale oltre al valore
socioculturale che rappresenta, ha un suo valore mobiliare notevole. Un
immobile di tal genere non può essere abbandonato a se stesso, ma dovrebbe
essere utilizzato per creare economia nel territorio, sembra così elementare la
formula che l'attuale amministrazione cittadina ha ben pensato di raderlo al
suolo, per far spazio ad una più ampia piazza che di fatto cancella del tutto
un valore mobiliare certo, a fronte di un luogo che verosimilmente rimarrà
spettrale per 10 mesi all'anno, fatto salvo quindi il periodo estivo
luglio/agosto. Questi sono gli amministratori che governano le nostre città:
nessuna programmazione, nessun piano strategico a lungo termine, ma
personalismi che mal si coniugano con la necessità di rivalutare il territorio
e farlo tornare competitivo sulla sua naturale vocazione: il turismo. Questa
demolizione costerà alla collettività oltre 700mila €, Ma quel che rende ancor
più cupa la decisione è la mancanza di unitarietà d'intenti all'interno dello
stesso schieramento politico, se si pensa che in una situazione analoga
l'allora Sindaco di Pescara ed ora Governatore d'Abruzzo D'Alfonso, decise di
riportare a nuovo lo storico Liquorificio Aurum, il quale è diventato teatro di
numerose iniziative mondane e culturali incastonate all'interno della Pineta
Dannunziana. Gestire un territorio significa valorizzarlo e portarlo nel futuro,
nell'interesse delle generazioni a venire, purtroppo tutto questo non avviene
in molte realtà del nostro Paese e Francavilla al Mare è un triste esempio di
come la mancanza di programmazione e lungimiranza sfoci poi
nell'improvvisazione, anticamera del depauperamento patrimoniale e culturale di
un territorio.
di Lorenzo Rapino
