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martedì 21 febbraio 2017

LA MIOPIA DEGLI ENTI LOCALI OSCURA IL FUTURO DEI CITTADINI.

Amministrare un territorio significa adoperarsi perché lo stesso abbia un futuro migliore del presente.



Ha creato molto scalpore, in questi giorni, la decisione del Sindaco di Milano Sala di piantare delle palme in piazza Duomo, una decisione che ha diviso l'opinione pubblica, dato che si tratta di alberi trapiantati in un luogo che poco ha a che vedere con il loro habitat naturale. Detto questo, è assolutamente deprecabile e da condannare il gesto dei tre piromani che hanno incendiato tre di queste palme, perché la civiltà è fatta di dialogo e non di gesti che vanno contro la comunità e la natura. Mentre a Milano si parla di palme, c'è un altro comune in Italia dove l'amministrazione ha deciso di operare un taglio netto con il passato. Proprio ieri, infatti, il Consiglio Comunale di Francavilla al Mare in provincia di Chieti ha votato a favore dell'abbattimento del Palazzo Sirena. Detta così potrebbe sembrare una legittima decisione di chi è stato chiamato ad amministrare una città, ma voglio utilizzare questo spazio per parlare della miopia generalizzata che regna nel nostro Paese, vittima di dilettantismo e personalismi vari che poco hanno a che vedere con la buona amministrazione, e con l'economicità della gestione locale. Francavilla al Mare è una località turistica abruzzese, che ha vissuto il suo massimo splendore negli anni 60' e 70' quando migliaia di turisti, e personaggi dello spettacolo italiano frequentavano questa stazione balneare. Purtroppo, la mancanza di programmazione e lungimiranza hanno fatto retrocedere questa splendida città ad un ruolo pressoché marginale nel panorama turistico italiano. In questo contesto si incastona un Palazzo storico che racconta la storia di Francavilla: il Palazzo Sirena. Edificato nel 1885, ha rappresentato per quasi 60 anni il fulcro della vita pubblica cittadina, prima di essere raso al suolo, come tutta la città, durante il secondo conflitto Mondiale. Palazzo Sirena è stato poi riedificato ed ha rappresentato una pietra miliare nella rinascita della città, che come detto è tornata a splendere ed essere il cuore pulsante delle estive serate francavillesi. Purtroppo, però negli ultimi tre decenni l'amministrazione locale, che ha ereditato il bene dall'azienda di soggiorno, non ha saputo valorizzare un bene il quale oltre al valore socioculturale che rappresenta, ha un suo valore mobiliare notevole. Un immobile di tal genere non può essere abbandonato a se stesso, ma dovrebbe essere utilizzato per creare economia nel territorio, sembra così elementare la formula che l'attuale amministrazione cittadina ha ben pensato di raderlo al suolo, per far spazio ad una più ampia piazza che di fatto cancella del tutto un valore mobiliare certo, a fronte di un luogo che verosimilmente rimarrà spettrale per 10 mesi all'anno, fatto salvo quindi il periodo estivo luglio/agosto. Questi sono gli amministratori che governano le nostre città: nessuna programmazione, nessun piano strategico a lungo termine, ma personalismi che mal si coniugano con la necessità di rivalutare il territorio e farlo tornare competitivo sulla sua naturale vocazione: il turismo. Questa demolizione costerà alla collettività oltre 700mila €, Ma quel che rende ancor più cupa la decisione è la mancanza di unitarietà d'intenti all'interno dello stesso schieramento politico, se si pensa che in una situazione analoga l'allora Sindaco di Pescara ed ora Governatore d'Abruzzo D'Alfonso, decise di riportare a nuovo lo storico Liquorificio Aurum, il quale è diventato teatro di numerose iniziative mondane e culturali incastonate all'interno della Pineta Dannunziana. Gestire un territorio significa valorizzarlo e portarlo nel futuro, nell'interesse delle generazioni a venire, purtroppo tutto questo non avviene in molte realtà del nostro Paese e Francavilla al Mare è un triste esempio di come la mancanza di programmazione e lungimiranza sfoci poi nell'improvvisazione, anticamera del depauperamento patrimoniale e culturale di un territorio. 

di Lorenzo Rapino