Facile dire usciamo dall'UE... Ma quale sarebbe lo scenario italiano in caso di uscita dall'Unione Europea e quindi dall'area Euro?
Il risultato del referendum Britannico del 23 giugno rappresenta un evento di portata storica, un altissimo momento di democrazia, attraverso il quale un popolo ha deciso di staccarsi da un'entità sovranazionale, la cui nascita era stata auspicata oltre settanta anni fa proprio dall'ex Primo Ministro Britannico Winston Churchill che proponeva la nascita degli Stati Uniti d'Europa al termine del secondo conflitto mondiale.
Ogni presa di posizione comporta però l'assunzione di responsabilità, e la consapevolezza di doverne accettare le conseguenze che ne derivano. A questo punto entrano in gioco gli squali che popolano i mercati, ai quali basta l'odore del sangue travestito da una notizia di instabilità politica per scatenare un vero e proprio tzunami finanziario, grazie a strumenti derivati che possono riempire le loro tasche anche, o soprattutto, sarebbe il caso di dire, grazie ai ribassi delle borse...
Così accade che in un giorno in Europa vengono bruciati oltre seicento miliardi di Euro di capitalizzazione, la Sterlina si svaluta dal venerdì mattina al lunedì di oltre il 13%, e nessuno che si azzarda a prevedere cosa succederà ora... E questo perché? Perché un popolo ha scelto la propria indipendenza, ha scelto di riprendersi la propria sovranità, di scrivere il proprio futuro da sola, senza l'accompagnamento di un'Europa che da qualche anno ha perso di vista il suo obiettivo principale: pace, fratellanza e prosperità per tutti i popoli del vecchio continente.
Sento spesso dire che l'Italia dovrebbe uscire dall'UE, tornare alla Lira, riprendersi la propria sovranità e detto fra noi, l'idea non mi dispiace per niente: io me la ricordo benissimo la Lira, mi ricordo che una pizza al taglio costava 800 Lire, che con 1000 Lire compravo ben cinque bustine di figurine, o che se andavi a mangiare una pizza e spendevi 20mila Lira non avevi pagato poco!
Ma poi bisogna aprire gli occhi, guardare in faccia la realtà e ragionare; ed allora, dato che i discorsi qualunquistici non mi piacciono affatto, voglio provare ad immaginare cosa succederebbe in Italia se il governo decidesse (la nostra Costituzione non ammette il Referendum per questa materia) di abbandonare l'Unione Europea e tornare ad emettere moneta sotto l'egida della Banca d'Italia.
"L'Italia è fuori dall'UE, con disegno di legge Costituzionale, ratificato dal Presidente della Repubblica che sancisce anche il ritorno alla Lira come valuta nazionale a far tempo dall'1 gennaio 2017."
I mercati partirebbero ovviamente in forte ribasso, grazie anche allo strumento delle vendite allo scoperto che amplifica ulteriormente la volatilità e le oscillazioni di borsa. La Consob potrebbe si imporre il divieto di vendite allo scoperto, ma non servirebbe a nulla, perché tali transazioni vengono spesso dall'estero e non possono essere intercettate dal nostro organo di controllo.
I titoli a risentire maggiormente della situazione sarebbero ovviamente i bancari ed in finanziari in genere, ma anche lo spread sui titoli di Stato subirebbe un'impennata, con un incremento della spesa per interessi passivi che inciderebbe non poco sul bilancio dello Stato.
Le società di rating metterebbero immediatamente il nostro rating sovrano sotto revisione per un downgrade che potrebbe rendere i nostri Bot, CCT e BTP carta straccia, o Junk per utilizzare un termine tanto caro alla finanza.
Tutto qui? niente affato: se il nostro indice a seguito della Brexit è riuscito a perdere il 17% in soli due giorni di contrattazioni, nel caso fossimo proprio noi a lasciare l'UE l'effetto potrebbe essere devastante e probabilmente doppio rispetto a quanto abbiamo già visto, con perdite nell'ordine del 30/35% fino a raggiungere anche il 50% per i titoli bancari, che sarebbero costretti a procedere con nuove ricapitalizzazioni, e pertanto avrebbero difficoltà nel concedere nuovo credito. Il primo effetto sarebbe un rallentamento dell'economia derivante dal minor credito erogato, sia sotto forma di prestiti che di mutui. Le banche stesse sarebbero costrette a dover rientrare dei prestiti ritenuti più rischiosi, mettendo in ginocchio imprese e famiglie già in difficoltà.
Il minor credito trascinerebbe con se ovviamente nuova disoccupazione, con un inevitabile ripercussione sul PIL.
E la Lira? bè arrivando a fatica all'anno nuovo, il Capodanno 2017 ci riporterebbe finalmente alla Lira, ma attenzione perché uscendo dall'UE, tutti i nostri conti verrebbero convertiti in Lire, e la nuova valuta non avrebbe un cambio fisso a 1936,27, numero che abbiamo imparato a conoscere nei primi anni 2000.
Molto probabilmente assisteremmo ad un deprezzamento della Lira nell'ordine del 10/20% nella migliore delle ipotesi, con la conseguenza che il cambio con l'Euro sfonderebbe tranquillamente il muro delle 2000 Lire: tutto ci costerebbe di più, la benzina, i vestiti, molti prodotti alimentari, e tanti italiani perderebbero la possibilità di viaggiare, perché gli stipendi sarebbero poi pagati con una valuta che vale meno all'estero ed in un Mondo globalizzato, che non è neanche lontano parente di quello ante Euro, in un Paese già svuotato da anni della sua forza industriale, perché i nostri politici hanno fatto in modo di farci scippare le nostre eccellenze, bè sarebbe davvero dura... Anche per me che sono un inguaribile ottimista!
L'Europa ha commesso tanti errori nel suo cammino, ma non è un buon motivo per abbandonare la nave. Abbiamo l'obbligo morale di salvare questa nave che sicuramente ora sta imbarcando acqua, ma che deve continuare a navigare e tornare a veleggiare serena per portare i nostri figli e i nostri nipoti verso un porto sicuro chiamato futuro. Lasciare l'Europa non è la soluzione, anche se abbiamo nostalgia dell'Italia che fu.
di Lorenzo Rapino



