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lunedì 27 giugno 2016

BREXIT: E se fosse uscita l'Italia? Nostalgia canaglia, ma...

Facile dire usciamo dall'UE... Ma quale sarebbe lo scenario italiano in caso di uscita dall'Unione Europea e quindi dall'area Euro?


Il risultato del referendum Britannico del 23 giugno rappresenta un evento di portata storica, un altissimo momento di democrazia, attraverso il quale un popolo ha deciso di staccarsi da un'entità sovranazionale, la cui nascita era stata auspicata oltre settanta anni fa proprio dall'ex Primo Ministro Britannico Winston Churchill che proponeva la nascita degli Stati Uniti d'Europa al termine del secondo conflitto mondiale.
Ogni presa di posizione comporta però l'assunzione di responsabilità, e la consapevolezza di doverne accettare le conseguenze che ne derivano. A questo punto entrano in gioco gli squali che popolano i mercati, ai quali basta l'odore del sangue travestito da una notizia di instabilità politica per scatenare un vero e proprio tzunami finanziario, grazie a strumenti derivati che possono riempire le loro tasche anche, o soprattutto, sarebbe il caso di dire, grazie ai ribassi delle borse...
Così accade che in un giorno in Europa vengono bruciati oltre seicento miliardi di Euro di capitalizzazione, la Sterlina si svaluta dal venerdì mattina al lunedì di oltre il 13%, e nessuno che si azzarda a prevedere cosa succederà ora... E questo perché? Perché un popolo ha scelto la propria indipendenza, ha scelto di riprendersi la propria sovranità, di scrivere il proprio futuro da sola, senza l'accompagnamento di un'Europa che da qualche anno ha perso di vista il suo obiettivo principale: pace, fratellanza e prosperità per tutti i popoli del vecchio continente.

Sento spesso dire che l'Italia dovrebbe uscire dall'UE, tornare alla Lira, riprendersi la propria sovranità e detto fra noi, l'idea non mi dispiace per niente: io me la ricordo benissimo la Lira, mi ricordo che una pizza al taglio costava 800 Lire, che con 1000 Lire compravo ben cinque bustine di figurine, o che se andavi a mangiare una pizza e spendevi 20mila Lira non avevi pagato poco!
Ma poi bisogna aprire gli occhi, guardare in faccia la realtà e ragionare; ed allora, dato che i discorsi qualunquistici non mi piacciono affatto, voglio provare ad immaginare cosa succederebbe in Italia se il governo decidesse (la nostra Costituzione non ammette il Referendum per questa materia) di abbandonare l'Unione Europea e tornare ad emettere moneta sotto l'egida della Banca d'Italia.

"L'Italia è fuori dall'UE, con disegno di legge Costituzionale, ratificato dal Presidente della Repubblica che sancisce anche il ritorno alla Lira come valuta nazionale a far tempo dall'1 gennaio 2017."

I mercati partirebbero ovviamente in forte ribasso, grazie anche allo strumento delle vendite allo scoperto che amplifica ulteriormente la volatilità e le oscillazioni di borsa. La Consob potrebbe si imporre il divieto di vendite allo scoperto, ma non servirebbe a nulla, perché tali transazioni vengono spesso dall'estero e non possono essere intercettate dal nostro organo di controllo.
I titoli a risentire maggiormente della situazione sarebbero ovviamente i bancari ed in finanziari in genere, ma anche lo spread sui titoli di Stato subirebbe un'impennata, con un incremento della spesa per interessi passivi che inciderebbe non poco sul bilancio dello Stato.
Le società di rating metterebbero immediatamente il nostro rating sovrano sotto revisione per un downgrade che potrebbe rendere i nostri Bot, CCT e BTP carta straccia, o Junk per utilizzare un termine tanto caro alla finanza.
Tutto qui? niente affato: se il nostro indice a seguito della Brexit è riuscito a perdere il 17% in soli due giorni di contrattazioni, nel caso fossimo proprio noi a lasciare l'UE l'effetto potrebbe essere devastante e probabilmente doppio rispetto a quanto abbiamo già visto, con perdite nell'ordine del 30/35% fino a raggiungere anche il 50% per i titoli bancari, che sarebbero costretti a procedere con nuove ricapitalizzazioni, e pertanto avrebbero difficoltà nel concedere nuovo credito. Il primo effetto sarebbe un rallentamento dell'economia derivante dal minor credito erogato, sia sotto forma di prestiti che di mutui. Le banche stesse sarebbero costrette a dover rientrare dei prestiti ritenuti più rischiosi, mettendo in ginocchio imprese e famiglie già in difficoltà.
Il minor credito trascinerebbe con se ovviamente nuova disoccupazione, con un inevitabile ripercussione sul PIL.
E la Lira? bè arrivando a fatica all'anno nuovo, il Capodanno 2017 ci riporterebbe finalmente alla Lira, ma attenzione perché uscendo dall'UE, tutti i nostri conti verrebbero convertiti in Lire, e la nuova valuta non avrebbe un cambio fisso a 1936,27, numero che abbiamo imparato a conoscere nei primi anni 2000.
Molto probabilmente assisteremmo ad un deprezzamento della Lira nell'ordine del 10/20% nella migliore delle ipotesi, con la conseguenza che il cambio con l'Euro sfonderebbe tranquillamente il muro delle 2000 Lire: tutto ci costerebbe di più, la benzina, i vestiti, molti prodotti alimentari, e tanti italiani perderebbero la possibilità di viaggiare, perché gli stipendi sarebbero poi pagati con una valuta che vale meno all'estero ed in un Mondo globalizzato, che non è neanche lontano parente di quello ante Euro, in un Paese già svuotato da anni della sua forza industriale, perché i nostri politici hanno fatto in modo di farci scippare le nostre eccellenze, bè sarebbe davvero dura... Anche per me che sono un inguaribile ottimista!
L'Europa ha commesso tanti errori nel suo cammino, ma non è un buon motivo per abbandonare la nave. Abbiamo l'obbligo morale di salvare questa nave che sicuramente ora sta imbarcando acqua, ma che deve continuare a navigare e tornare a veleggiare serena per portare i nostri figli e i nostri nipoti verso un porto sicuro chiamato futuro. Lasciare l'Europa non è la soluzione, anche se abbiamo nostalgia dell'Italia che fu.

di Lorenzo Rapino

venerdì 24 giugno 2016

BREXIT: NON HA VINTO NESSUNO...

Un nuovo capitolo di storia è stato scritto: la Gran Bretagna è fuori dall'Unione Europea, questo l'esito definitivo del referendum


Il dado è tratto, i sudditi di Sua Maestà hanno scelto di abbandonare l'Unione Europea, e sono pronti ad affrontare le conseguenze di questa scelta per certi versi inaspettata, date le ultime proiezioni dei principali sondaggi.  
La Gran Bretagna è da sempre stata sulle sue posizioni, decidendo di non sposare a pieno il progetto di integrazione europea per mantenere una certa autonomia in materia di politica economica e monetaria, ed il sintomo maggiore di questo non matrimonio è stato da sempre rappresentato con la volontà di mantenere la propria valuta nazionale e pertanto un certo distacco dai burocrati residenti a Bruxelles...
Oggi è come se l'Europa fosse stata sedotta e abbandonata da una donna affascinante, che consapevole di poter affrontare il Mondo da sola, abbandona il progetto di una vita tranquilla e di una famiglia felice, per percorrere una strada più tortuosa, ma che alla fine dovrà portare alla stessa meta, la Felicità... E allora la domanda sorge spontanea: ma se il fine è quello di essere felici, perché non percorrere questa strada insieme e tenersi per mano nei momenti di difficoltà?
Dovrebbero chiederselo i mediocri tecnocrati di Bruxelles, che alimentano questo sentimento antieuropeista con la loro austerity, con regole vecchie di trent'anni quasi, ormai obsolete per un Mondo che cambia davvero giorno dopo giorno, con normative assurde che non sortiscono mai l'effetto di facilitare la vita dei cittadini, quanto piuttosto contribuiscono a complicarla, con paletti e vincoli fatti di troppi numeri e poca vita reale.
Cari burocrati, se oggi voi ci dite quanto deve essere la circonferenza di una pizza, o quanti agrumi produrre, o come deve essere l'olio extravergine di oliva, o peggio proponete di portare la produzione di un prodotto tipico lontano dai suoi luoghi di origine (come la proposta sui pomodori pachino!), la risposta del popolo non potrà che essere avversa alla vostra idea di Europa!
Stare insieme non vuol dire regole opprimenti, stare insieme vuol dire, come dicevo poco fa, tenersi per mano soprattutto nei momenti di difficoltà. E se oggi un popolo che ha una carta costituzionale millenaria fa questa scelta è perché evidentemente si stava passeggiando insieme, ma non ci si teneva per mano.
In questo divorzio, però, non ci sono vincitori perché per la Gran Bretagna sarà una sfida molto ardua, accentuata anche dal sentimento e dalla voglia di stare nell'UE della Scozia dove il Bremain ha vinto in larga misura e dell'Irlanda del Nord in cui si parla di una storica riunificazione con la Repubblica Irlandese, mentre per l'Europa cosiddetta core ci sarà da combattere contro i rinnovati sentimenti secessionisti che rischiano di portare alla disgregazione di un continente dove i popoli rivogliono la loro sovranità, vogliono poter decidere il loro futuro autonomamente, e sono disposti a stare insieme se e solo se il fine è quello di mettere a fattor comune i punti di forza e combattere concretamente le debolezze, per tornare ad essere punto di riferimento economico di un Mondo che non è neanche lontano parente di quello del 1992 quando il Trattato di Maastricht sancì dei parametri assurdi ed inderogabili per i bilanci nazionali, senza tener conto degli scenari macroeconomici che da li in avanti avrebbero ineluttabilmente cambiato la vita dei cittadini.
L'ho detto più volte e lo ribadisco, di tasse burocrazia e austerity si muore, l'UE lo deve capire, altrimenti la disgregazione è dietro l'angolo e sarà un processo irreversibile senza vincitori...

di Lorenzo Rapino

lunedì 20 giugno 2016

CHI DI TASSE FERISCE, DI STELLA PERISCE...

La netta vittoria del Movimento 5 Stelle alle amministrative mette in ginocchio chi negli anni ha pensato solo a demonizzare gli avversari, piuttosto che governare con diligenza, responsabilità sociale e proposte concrete... 

Votare è ancora uno strumento fondamentale della Democrazia!


Il popolo non dimentica, e così il day-after è caratterizzato dalla profezia dell'ormai ex-sindaco di Torino, il quale nel 2009 aveva spronato Beppe Grillo ad organizzare un movimento politico,sfidandolo a scendere in campo...
Tanto tuonò che piovve e sette anni dopo è lo stesso Fassino ad essere vittima delle sue stesse parole con la filastrocca che suona più o meno così:
Fassino lasciò Torino all'Appendino...
Volendo però andare oltre la dialettica, balzano agli occhi alcune situazioni che forse devono farci ben sperare per il futuro. In questo spazio non mi permetto di dare giudizi politici, ma è abbastanza confortante osservare che in fondo gli italiani non poi così pecoroni come vengono descritti. Scegliendo la via del cambiamento danno una chance a chi ha avuto il coraggio di mettersi in gioco, a chi quando viene fatta una cosa, non demonizza l'avversario, ma propone una strada alternativa! E se anche questa rappresenta in teoria la normalità, in una vita politica che dovrebbe essere caratterizzata dall'alternanza, negli ultimi vent'anni abbiamo troppo spesso assistito al fare poco e male, a non poter ascoltare idee alternative ed anzi siamo stati spettatori attoniti di una politica dell'odio fatta di uomini mediocri bramosi di potere, che senza ritegno hanno abusato delle loro posizioni per portare vantaggi ai compagni di merende.
Il giochetto della demonizzazione dell'avversario politico per un po ha retto, ma in fondo noi italiani, amanti della bella vita, proprio fessi non siamo! Ed allora ben venga chi ha programmi alternativi, un modo nuovo di affrontare le problematiche, professando la trasparenza e la volontà di tagliare stipendi e benefici di chi già ne ha troppi per se e per le generazioni future...
Conquistare Roma e Torino non è solo il risultato di un voto amministrativo, considerando anche che il capoluogo piemontese non è stato governato così male negli ultimi anni, ma un voto di rottura con il passato e non deve trarre in inganno il fatto che l'affluenza sia stata molto bassa, perché chi non si è presentato alle urne non lo ha fatto per mancanza di tempo, ma perchè davvero disgustato, e magari anche un po spaventato dal cambiamento, perché i cambiamenti fanno paura...
Come sempre il tempo è galantuomo, e sarà molto interessante osservare il modus operandi dei pentastellati... Che sia davvero questa #lavoltabuona ?

di Lorenzo Rapino