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mercoledì 25 maggio 2016

SI PREDICA BENE, SI RAZZOLA MALE... ANZI NON SI RAZZOLA AFFATTO...

Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l'operazione non può riuscire.

Enrico Berlinguer

Coloro che ci governano, sia a livello centrale che locale, dovrebbero imparare il significato di coerenza, visto che non mi piace lasciare nulla di intentato, lo riporto qui sotto:

Coerente - che non presenta contraddizioni: comportamento, discorso coerente | conforme a qualcosa con cui ha un collegamento; in particolare, si dice di chi agisce conformemente al proprio pensiero [+ con]: persona coerente; un uomo politico deve essere coerente con le proprie idee. 

Definizione presa direttamente dalla Garzanti Linguistica.

Su EconomIdea non si fa politica, anche perchè a dirla tutta non mi sento rappresentato  da nessuna delle forze politiche attualmente presenti nel panorama sia nazionale che locale, ma credo che il buon senso, al di la dei colori politici, possa sempre portare a dei compromessi ragionevoli, anche in presenza di idee diverse. 
Negli ultimi anni ne abbiamo sentite di tutti i colori, dallo spread al debito pubblico, al rapporto deficit/PIL, per arrivare ad una sola soluzione: AUSTERITY, vale a dire sacrifici necessari per il bene comune!
Bene comune di cosa!!! I cittadini hanno sopportato di tutto, dall'aumento dell'IVA, a quello dei ticket sanitari, alle accise sui carburanti, per fare solo tre esempi!!!
Voi cari governanti avete mangiato su tutto e non avete esitato a demonizzare ogni avversario politico che vi potesse dare fastidio!!!
L'intervento della consigliera regionale Marcozzi relativo all'abolizione del DOPPIO VITALIZIO, si avete letto bene, DOPPIO VITALIZIO... Evidenzia un silenzio assordante da parte di chi si è opposto!
In nome del buon senso, e nel rispetto di chi fa fatica ad arrivare al 21 del mese come cantava Battisti, spero che possiate rinsavire ed approvare un provvedimento che ha già visto la luce in altre regioni governate dai vostri compagnucci.
Ma state pur certi, che questo non vi salverà la faccia.



di Lorenzo Rapino

sabato 21 maggio 2016

I CAPI GUARDANO DALL'ALTO IN BASSO... I LEADER GUARDANO LONTANO!

“Per cambiare un’organizzazione aziendale è necessario che un manipolo di cambiatori distrugga fisicamente i gangli che si oppongono al cambiamento. A tal fine bisogna creare malessere e poi colpire le persone che si oppongono al cambiamento in modo da suscitare paura nell’intera organizzazione. Così in pochi mesi l’organizzazione capirà perché alla gente non piace soffrire”.

Non importa in che contesto vengano pronunciate, sono a prescindere brutte parole, cariche di autoritarismo, vuote di contenuti e che mal si attagliano ad un'azienda che cerca di guardare al proprio futuro con una forte spinta innovatrice.
L'uomo che vedete nell'immagine in alto è Francesco Starace, Amministratore Delegato di Enel, una delle principali aziende italiane, in parte ancora a partecipazione pubblica, nonché uno dei maggiori player a livello non solo continentale nel mercato energetico.
A volte ci domandiamo perché i nostri cervelli fuggono dall'Italia, perché le nostre aziende pur operando nell'eccellenza, non riescono a fagocitare i concorrenti stranieri e spesso, invece, ne diventano prede. 
Al di la dei cronici problemi della nostra cara Italia, credo che la fonte dei nostri insuccessi o comunque del nostro non riuscire a competere oltre certi livelli, sia data dalla mediocrità delle persone che ricoprono determinati ruoli e quindi conseguentemente dalla poca meritocrazia che contraddistingue il mercato del lavoro domestico. Non parlo di preparazione, perché nonostante la latitanza della meritocrazia nel nostro paese, la preparazione tecnica è sempre di alto livello, ma piuttosto al modo di approcciarsi alla struttura dell'azienda che si guida ed alla comune tendenza di guardare i dipendenti non come risorsa, ma come inferiori, per usare un termine di fantozziana memoria.
In Italia ci sono troppi CAPI e pochi LEADER ed il fatto che certe dichiarazioni le faccia pubblicamente l'AD di un'azienda che opera nel settore in maggior fermento a livello globale, per giunta durante un intervento presso una prestigiosa università come la LUISS, la dice lunga sulla qualità dei manager che ci circondano!
Di tanto in tanto riascolto il discorso di Steve Jobs alla Stanford University, quel suo "Stay hungry, Stay foolish!"rende davvero l'idea di come si debba comportare un vero leader, che attenzione non significa non essere autorevoli o non decidere, ma significa condividere con i proprio collaboratori la visione, gli obiettivi di un'azienda, renderli partecipi, creare senso di appartenenza al fine di ottenere quella continuità aziendale che poi ne caratterizzerà il futuro quando il leader non ci sarà più.


Il leader guarda lontano, a volte troppo; sogna, ma prima o poi li raggiunge quei sogni, o crea le condizioni perché un giorno possano diventare raggiungibili.
Un Leader guarda oltre i suoi anni, oltre il suo mandato e ci mette la faccia sempre, anche nei momenti bui.
Non a caso, i veri Leader impariamo a conoscerli fin da bambini nello sport, e sono quelli che ci restano nel cuore, che si legano ad una maglia e che si assumono le responsabilità nei momenti critici.
Purtroppo, oggi nel nostro Paese ci sono troppi capi e pochi, pochissimi leader e questo in tutti i settori della nostra economia, dalla piccola alla grande impresa, quindi non stupiamoci se lavoratori e manager o titolari d'impresa siano spesso in conflitto tra loro, invece di perseguire un obiettivo comune di crescita nel lungo periodo! Oggettivamente, non è una questione di normativa, jobs act o altro, ma di cultura di squadra che non viene insegnata nelle scuole e ahimè neanche nelle università...
L'auspicio è che le nuove generazioni, possano prendere il meglio dalla globalizzazione ed attraverso un confronto con altre culture puntare a migliorarsi ed importare gli insegnamenti più virtuosi nelle nostro tessuto economico, che ne ha tanto bisogno.

di Lorenzo Rapino



venerdì 20 maggio 2016

DIFENDIAMOCI DAL GESTORE SCORRETTO...

Che fare quando si riceve una bolletta errata, o il servizio di un gestore telefonico non è consono all'offerta sottoscritta o peggio ancora non viene erogato?


Il consumismo e la globalizzazione hanno costruito un modello di business dove i consumatori sono spesso bombardati da decine e decine di offerte commerciali, tutte apparentemente molto vantaggiose ed in un momento economico come quello che stiamo vivendo in questi ultimi anni non sarebbe di per se un male, perché abbiamo così l'opportunità di valutare  cosa è meglio per noi e per le nostre tasche. 
Purtroppo, però, il marketing non è un angioletto che ci consiglia per il nostro bene, ma un dannato che deve sottostare alle regole del demone chiamato profitto! Ciò provoca delle distorsioni nel mercato, che disorientano il consumatore piuttosto che agevolarlo nelle scelte.
Quando le scelte errate ricadono su prodotti alimentari, o di immediato consumo, poco male; se il prodotto non ci soddisfa, perché non rispetta le nostre aspettative, sicuramente non lo riacquisteremo. Ma quando, invece, ci leghiamo ad un operatore telefonico la questione è più delicata, in quanto le condizioni contrattuali potrebbero prevedere (in realtà è sempre così) delle penali davvero salate, che ci costringono ad essere legati ad un operatore anche se siamo stati vittime di pratiche commerciali scorrette.

NIENTE PAURA, CI PENSA IL CORECOM acronimo di Comitati Regionali per le Comunicazioni, ai quali il consumatore deve rivolgersi in prima istanza per cercare una conciliazione con il gestore "scorretto" per ripristinare il servizio in caso mancata erogazione, o per far valere le proprie ragioni nel caso non siano state rispettate le norme contrattuali. 
L'istanza è gratuita e mira ad assistere il consumatore nella giungla delle tariffe telefoniche sia per quanto riguarda la linea telefonica fissa, che per quanto concerne la linea mobile e gli abbonamenti internet, anteponendo alla via legale e giudiziale un filtro importante, ma assolutamente snello.
La delibera 173/07CONS recita: attività di conciliazione è assolutamente gratuita per l'utente, non necessita dell'intervento di professionisti. Il corecom se ritiene che l'istanza presentata abbiai i prescritti requisiti, la dichiara ammessa, attribuisce un numero di protocollo e comunicherà poi la data in cui si svolgerà il tentativo di conciliazione.s:Corecom - Delibera 597-11-cons - .
Non tutti sanno, inoltre, che quando si presenta un'istanza al Corecom l'utente danneggiato può richiedere anche un risarcimento a fronte del disagio subito, sarà poi il conciliatore a valutare la congruità ed in caso di accordo a ratificare ed intimare il pagamento all'operatore telefonico.
Le istanze possono avere come esito sia la risoluzione contrattuale, sia il ripristino delle condizioni precedentemente pattuite e/o il ripristino del servizio in caso di mancata o inidonea erogazione dello stesso.
Per ulteriori informazioni questo è il sito del CORECOM: www.corecomitalia.it.


di Lorenzo Rapino

mercoledì 18 maggio 2016

LE GESTIONI PATRIMONIALI

Le gestioni patrimoniali in titoli (o GPM, Gestioni di patrimoni mobiliari) sono servizi per i quali una banca, una SGR o una SIM ricevono un mandato da parte di un risparmiatore per gestire un capitale di una certa entità secondo linee guida preconcordate e nel rispetto di un benchmark. Quindi la gestione patrimoniale è un contenitore di altri strumenti finanziari, la cui scelta e la cui movimentazione è scelta ed effettuata dalla banca, nel rispetto del mandato conferito dal cliente al gestore. Riguardo al tipo di strumenti finanziari utilizzati, in Italia le gestioni patrimoniali possono essere distinte in:
·      Gestione patrimoniale amministrata in cui la gestione compra singoli titoli azionari ed obbligazionari;
·      Gestioni patrimoniali di fondi nella quale la gestione compra fondi comuni d’investimento;
·      Gestioni patrimoniali in Sicav, nelle quali la gestione investe appunto in Sicav.
La rischiosità (e quindi il rendimento potenziale) della getione patrimoniale dipende dal tipo di mandato che si dà alla banca, e quindi dalla natura degli strumenti che la gestione utilizza: ad esempio una gestione che utilizza solo azioni o solo fondi azionari è più rischiosa di una gestione che utilizza solo strumenti obbligazionari. Di solito ogni banca ha una gamma di gestioni patrimoniali, caratterizzate da una diversa rischiosità (da linee che non permettono di investire in componenti azionariea linee in cui la parte azionaria può arrivare anche al 100%).
Le Gpm nascono nei paesi anglosassoni, per offrire una gestione professionale del patrimonio a investitori con somme ingenti. Nei paesi anglosassoni esiste un rapporto personale tra gestore e cliente: il cliente dà mandato al gestore di gestire il denaro, e il gestore propone al cliente delle operazioni, concordandone l’esecuzione. Tale tipo di approccio richiede un notevole impiego di tempo per il gestore: ogni gestore può quindi seguire un numero ridotto di clienti. Per questo motivo, le soglie d’ingresso delle Gestioni patrimoniali così  impostate sono molto elevate (1,5 milioni di euro almeno).
In Italia le gestioni patrimoniali sono state proposte dalle banche anche a clienti con disponibilità finanziarie decisamente inferiori a 1,5 milioni di euro, quindi lo strumento si è sviluppato in maniera assolutamente diversa (di solito la soglia di ingresso è intorno ai 20.000 euro).
Il punto di forza delle Gpm rispetto ai fondi comuni sta nel rapporto individualizzato e continuo tra cliente e gestore, rapporto che diventa ancor più stretto con il private banking, ovvero con la gestione di grandi patrimoni (qualche milione di euro) abbinata a servizi di consulenza fiscale, successoria e immobiliare.
E’ chiaro che la personalizzazione e il valore aggiunto si pagano in termini di commissione di gestione. Il problema è stabilire se sono commisurate al servizio ricevuto: se si scopre che il valore aggiunto è decisamente scadente, allora è bene passare rapidamente a dei fondi comuni indicizzati o ben gestiti. Questi fra l’altro, sono assai più trasparenti delle Gpm: ogni giorno è possibile monitorarne l’andamento, in quanto pubblicati sui vari organi di stampa sia cartacei e telematici ma, soprattutto, è possibile confrontare la qulità dei diversi getori, mentre per le Gpm occorre accontentarsi della rendicontazione trimestrale e poiché si tratta di dati non pubblici, è impossibile fare confronti tra gestori (anche se un numero crescente di gestori sta rendendo disponibile ai clienti la rendicontazione dei portafogli in tempo reale o quasi su Internet).
Diverso è il discorso per il private banking: qui il rapporto dovrebbe essere veramente individualizzato e continuo, con la possibilità di interagire frequentemente con il gestore. Anche nel private banking, però, non è possibile confrontare la qualità dei diversi gestori. L’unico confronto possibile nelle gestioni patrimoniali è quello con il benchmark concordato all’inizio del rapporto.

di Lorenzo Rapino


martedì 3 maggio 2016

LA FAVOLA DEL CALCIO... IL LEICESTER DI MR RANIERI...

Molti mi chiedono:"Ma come fa a piacerti il calcio? Come hai voglia di seguirlo ancora?" Ed io rispondo:"Come fai tu a non amarlo!!! E' lo sport più bello del Mondo e lo amerò sempre, sempre di più!!!"



Le favole esistono per essere raccontate, per far sognare i bambini, o magari per viverle, da spettatori o meglio ancora da protagonisti. Adoro il calcio, perché non finisce mai di stupirci, perchè ci regala storie che sono fuori dal tempo e perché quando sei piccolo e inizi a dare i primi calci ad un pallone, sogni di essere uno di quei beniamini di cui hai sentito parlare, quelle storie che sembrano epiche, ma accadute veramente!!!
Ed allora accade che chi oggi inizia a sfiorare la quarantina sia cresciuto con il ritornello "Zoff Gentile Cabrini, Oriali Collovati Scirea, Conti Tardelli Rossi, Antognoni Graziani" mitica formazione azzurra che nel Mundial '82 battè contro ogni pronostico la nazionale Carioca, ad oggi ultima vittoria dell'Italia sul Brasile! Chi non ricorda la favola della Danimarca laureatasi campione d'Europa nel 1992 contro la più forte e quotata Germania alla sua prima partecipazione dopo la riunificazione. Chiamata in extremis al posto della ormai ex Jugoslavia, dilaniata da una tremenda guerra civile, 
E potrei andare avanti per ore, ma in questi giorni la scena è tutta per una città inglese con poco meno di trecentomila abitanti, e di un signore, un gentiluomo, stimato da tutto l'ambiente calcistico, ma spesso abbandonato da società e presidenti incapaci di supportarlo, ma prontissimi a contestarlo!
Il Leicester City di Mr. Ranieri ce l'ha fatta, è campione d'Inghilterra, contro ogni pronostico, contro la logica, contro tutto e tutti, contro i diritti televisivi, contro i bookmakers... Una città, un cuore e un uomo che si è fatto condottiero di un gruppo di ragazzi umili ed affamati, partito per salvarsi , ma che domenica dopo domenica ha entusiasmato non solo la città, non solo l'Inghilterra, ma tutti gli amanti di questo meraviglioso sport, dove il gruppo riesce a battere i milioni, i fatturati e le individualità da Playstation dei Top Players più quotati.
Una cavalcata entusiasmante, che in Italia abbiamo vissuto con il Verona di Bagnoli trent'anni orsono e la Sampdoria di Vialli, Mancini e Mr. Boskov. Ma qui c'è di più, storie nella storia, Mr. Ranieri considerato eterno secondo, vittima di una incapace dirigenza juventina, trattato male dall'Inter dopo aver sfiorato lo scudetto con la Roma, esonerato da CT della Grecia, deriso dallo special One per non aver vinto nulla di importante nella sua carriera! Ma eccola, la più classica regola del contrappasso, ecco che lui, lo special one, viene esonerato dal suo Chelsea, che stasera ha consegnato il titolo all'Outsider, data 5000 a 1 ad inizio stagione!
Il solo pensiero mi esalta, perchè la mia città, Pescara, ha parecchi parallelismi con il Leicester, quel suo essere provincia, quell'attaccamento, quella voglia di bel calcio che in riva all'Adriatico abbiamo conosciuto con Galeone e Zeman, quel biancoazzurro che ogni settimana porto orgoglioso allo stadio, e che fin da quando ero bambino ho sognato potesse sventolare un giorno per un traguardo così importante... Ed ora osservando quei bambini felici, e quegli omaccioni inglesi esultare e carichi di ettolitri di birra in corpo, è come se fossi lì a festeggiare con loro, perché questa squadra ha dimostrato che il gruppo batte tutto e tutti, anche in provincia... E scusate se è poco, anzi è TANTA ROBA!
Il Leicester è campione, ma non finisce qui... storie nella storia... Giocatori che non hanno mai calcato grandi palcoscenici diventati eroi, gladiatori di un'intera comunitù! Un bomber, Vardy che fino a quattro anni fa giocava in quarta divisione e faceva l'operaio e quel portiere, Schmeichel, chissà quante volte, indossando i guantoni da portiere, ha sognato di emulare il papà, storico portiere del Manchester United, ma soprattutto portiere di quella Danimarca campione d'Europa nell'ormai lontano 1992.
Il calcio è storia, poesia, sofferenza, gioia, tutte queste emozioni messe insieme e condivise da una passione che abbraccia migliaia di comunità in giro per il Mondo, sognando di vivere momenti così almeno una volta nella vita.
Grazie Leicester, grazie Mr. Ranieri.

Di Lorenzo Rapino