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mercoledì 12 novembre 2014

IN FONDO I TEDESCHI NON CI SONO MAI STATI SIMPATICI... FIN DAL 1846...

Italia Libera
E' di oggi la notizia che Beppe Grillo ha intenzione di indire un referendum sull'uscita dell'Italia dall'area Euro, al fine di riconquistare la sovranità monetaria, condizione necessaria secondo il leader del M5S per uscire da questa crisi che ci attanaglia ormai da oltre sei anni.
A prescindere da come la si pensi, c'è una costanza storica che ripercorre la storia della nostra Giovine Italia, per riprendere un termine Mazziniano... e vale a dire il dualismo, che a parte il calcio ci vede quasi sempre perdenti, con i quadrati e perfezionisti tedeschi, i quali per bocca dei loro esponenti politici non perdono occasione per punzecchiarci.
Vi ripropongo, allora, una poesia satirica di Giuseppe Giusti del 1846: Il Sant'Ambrogio di Milano che già a quei tempi manifestava attraverso i suoi versi un malcontento generale nei confronti del prepotente popolo teutonico...
Vostra Eccellenza che mi sta in cagnesco
Per que’ pochi scherzucci di dozzina,
E mi gabella per anti-tedesco
Perchè metto le birbe alla berlina,
O senta il caso avvenuto di fresco,
A me che girellando una mattina,
Capito in Sant’Ambrogio di Milano,
In quello vecchio, là, fuori di mano.
M’era compagno il figlio giovinetto
D’un di que’ capi un po’ pericolosi,
Di quel tal Sandro, autor d’un Romanzetto
Ove si tratta di Promessi Sposi......
Che fa il nesci, Eccellenza? o non l’ha letto?
Ah, intendo: il suo cervel, Dio lo riposi,
In tutt’altre faccende affaccendato,
A questa roba è morto e sotterrato.
Entro, e ti trovo un pieno di soldati,
Di que’ soldati settentrïonali,
Come sarebbe Boemi e Croati,
Messi qui nella vigna a far da pali:
Difatto, se ne stavano impalati,
Come sogliono in faccia a’ Generali,
Co’ baffi di capecchio e con que’ musi,
Davanti a Dio diritti come fusi.
Mi tenni indietro; chè piovuto in mezzo
Di quella maramaglia, io non lo nego
D’aver provato un senso di ribrezzo
Che lei non prova in grazia dell’impiego.
Sentiva un’afa, un alito di lezzo;
Scusi, Eccellenza, mi parean di sego,
In quella bella casa del Signore,
Fin le candele dell’altar maggiore.Ma in quella che s’appresta il Sacerdote
A consacrar la mistica vivanda,
Di subita dolcezza mi percuote
Su, di verso l’altare, un suon di banda.
Dalle trombe di guerra uscian le note
Come di voce che si raccomanda,
D’una gente che gema in duri stenti
E de’ perduti beni si rammenti.
Era un coro del Verdi; il coro a Dio
Là de’ Lombardi miseri assetati;
Quello: O Signore, dal tetto natio,
Che tanti petti ha scossi e inebriati.
Qui cominciai a non esser più io;
E come se que’ côsi doventati
Fossero gente della nostra gente,
Entrai nel branco involontariamente.
Che vuol ella, Eccellenza, il pezzo è bello,
Poi nostro, e poi suonato come va;
E coll’arte di mezzo, e col cervello
Dato all’arte, l’ubbíe si buttan là.
Ma cessato che fu, dentro, bel bello
Io ritornava a star, come la sa;
Quand’eccoti, per farmi un altro tiro,
Da quelle bocche che parean di ghiro,
Un cantico tedesco lento lento
Per l’äer sacro a Dio mosse le penne:
Era preghiera, e mi parea lamento,
D’un suono grave, flebile, solenne,
Tal che sempre nell’anima lo sento:
E mi stupisco che in quelle cotenne,
In que’ fantocci esotici di legno,
Potesse l’armonia fino a quel segno.Sentía nell’inno la dolcezza amara
De’ canti uditi da fanciullo: il core
Che da voce domestica gl’impara,
Ce li ripete i giorni del dolore:
Un pensier mesto della madre cara,
Un desiderio di pace e d’amore,
Uno sgomento di lontano esilio,
Che mi faceva andare in visibilio.
E quando tacque, mi lasciò pensoso
Di pensieri più forti e più soavi.
Costor, dicea tra me, Re pauroso
Degl’italici moti e degli slavi,
Strappa a’ lor tetti, e qua senza riposo
Schiavi gli spinge per tenerci schiavi;
Gli spinge di Croazia e di Boemme,
Come mandre a svernar nelle Maremme.
A dura vita, a dura disciplina,
Muti, derisi, solitari stanno,
Strumenti ciechi d’occhiuta rapina
Che lor non tocca e che forse non sanno:
E quest’odio, che mai non avvicina
Il popolo lombardo all’alemanno,
Giova a chi regna dividendo, e teme
Popoli avversi affratellati insieme.
Povera gente! lontana da’ suoi,
In un paese qui che le vuol male,
Chi sa che in fondo all’anima po’ poi
Non mandi a quel paese il principale!
Gioco che l’hanno in tasca come noi. —
Qui, se non fuggo, abbraccio un Caporale,
Colla su’ brava mazza di nocciolo,
Duro e piantato lì come un piolo.

lunedì 27 ottobre 2014

POSTO FISSO: PROBLEMA O RISORSA?

job
Nel corso di questo week end il Premier Renzi ha ribadito la necessità di approvare il Job Act. Questo provvedimento dovrebbe, a parer suo, contribuire in maniera determinante all'evoluzione futura del mercato del lavoro nel nostro Paese che versa in condizioni disastrose, con oltre il 40% di disoccupazione giovanile ed una miriade di contratti atipici che non danno nessuna possibilità di carriera e di costruirsi un futuro, ma donano una certezza indiscutibile: l'essere SFRUTTATI!!!
Nell'ambito del suo intervento, il Premier ha tenuto a precisare che il Mondo è cambiato e su questo siamo d'accordo un pò tutti, ed una delle conseguenze di questo cambiamento è l'assoluta inadeguatezza del posto fisso, che ha caratterizzato per oltre mezzo secolo, di BENESSERE oserei dire, l'economia italiana.
Partendo, però dal punto in comune vorrei analizzare brevemente il mercato del lavoro: se è vero che il posto fisso non esiste più, che dovremo trasformare il nostro mercato del lavoro rendendolo simile ai collaudati sistemi anglosassoni, è anche vero che il vetusto ed ormai inadeguato posto fisso ha consentito una crescita economica notevole, ponendo i cittadini italiani in una posizione di privilegio rispetto a tutti i paesi industrializzati e non del Mondo; infatti quasi l'80% degli italiani possiede una casa e non è un dato da sottovalutare nel computo della ricchezza complessiva di una nazione.
Quando il Premier afferma che il Mondo è cambiato ha perfettamente ragione, ma una riforma del mercato del lavoro non si concretizza solo con l'emanazione di una leggina, ma attraverso un profondo cambio culturale: i datori di lavoro dovranno rispettare i dipendenti nei loro diritti, mentre i lavoratori dal canto loro dovranno svolgere le loro mansioni con voglia e professionalità. Perchè parliamoci chiaro, il rapporto di lavoro oggi in Italia nella maggior parte dei casi è una guerra dove non ci sono vincitori, ma escono sconfitte entrambe le parti e questo comportamento, prevaricatore da una parte e "furbetto" dall'altra, ha generato solo insoddisfazione, inefficienze e ridotto ai minimi termini la produttività.
Ben venga una riforma che funzioni, ma dobbiamo essere consapevoli che se le teste non funzionano non c'è legge che tenga perchè se è vero che il posto fisso non esiste più, è anche vero che negli Stati Uniti dove la flessibilità del lavoro è un dogma piuttosto che una legge, non è difficile trovare persone che prestano servizio nella stessa azienda da dieci, venti o anche trent'anni!!! Segno che il posto fisso deve esserci laddove la correttezza di un lavoratore viene ripagata dalla lungimiranza e la voglia di crescere di un imprenditore e viceversa.
di Lorenzo Rapino

domenica 12 ottobre 2014

MESSAGGI SUBLIMINALI... DAI TG O DAI MERCATI?

CROLLO BORSA
Nell'ultimo mese abbiamo assistito ad un vero e proprio storno dei mercati finanziari europei, e come per magia sono tornati i titoloni sulle testate giornalistiche, nonché servizi televisivi i quali non facevano altro che parlare di miliardi e miliardi di Euro bruciati in pochi giorni. Ovviamente tali notizie seminano il panico tra i piccoli risparmiatori, che si affidano a promotori e banche per allocare il proprio risparmio. Quello che però questi professionisti dell'informazione non dicono è che i mercati europei ed in particolare la piazza milanese, nel corso degli ultimi due anni hanno avuto un andamento molto positivo, e spesso a poco valgono le raccomandazioni degli addetti ai lavori ai loro clienti di tornare a puntare sul mercato azionario, perchè questi ultimi vengono plagiati, vessati e terrorizzati da chi dovrebbe fornirci notizie imparziali sull'andamento del mondo. La verità è una sola: l'informazione non funziona, perchè punta esclusivamente a vendere notizie e come si sa, le belle notizie non vendono perchè nell'informazione il profitto viene dalla speculazione sulle disgrazie altrui.
A partire dalla fine del 2012 i mercati finanziari europei hanno messo a segno un poderoso recupero, con Il Dax di Francoforte che ha recentemente toccato massimi storici assoluti ed i listini periferici che hanno regalato performances a doppia cifra nel 2013 e nella prima parte del 2014.
Come mai i mercati crescono se l'economia va male? E soprattutto, perché non lo dice nessuno? Stiamo attraversando sicuramente una crisi economica e finanziaria che la fará da padrona sui libri di storia dei nostri nipoti, crisi del debito sovrano... Riforme... Immigrazione... Governance dell'Unione Europea, ma è altrettanto vero che i mercati rappresentano la sommatoria dei comportamenti degli investitori, comportamenti che ci introducono nell'affascinante mondo della finanza comportamentale, dove le decisioni di investimento tendono ad essere uniformi, creando quello che i tecnici chiamano trend di mercato.
Come proteggersi quindi dalle turbolenze di mercato e soprattutto dal terrorismo psicologico della cattiva informazione? La risposta è molto più semplice di quello che si possa pensare, innanzitutto i mercati per loro natura tendono ad anticipare lo stato di salute dell'economia reale, possiamo paragonarli ai sintomi di un'influenza od al ritrovato vigore in un periodo di convalescenza; inoltre non bisogna mai farsi prendere dal panico, soprattutto perché la nostra strategia di risparmio/investimento non segue le mode dei TG, ma piuttosto un orizzonte di lungo periodo. Un'altra regola fondamentale è quella di non sparare tutte le cartucce, ovvero lasciarsi una liquidità sufficiente da sfruttare in caso di storno del mercato per ulteriori acquisti, diversificare il più possibile il portafoglio che dovrà essere composto da PAC, piani di accumulo del capitale che aiuteranno il vostro portafoglio a ridurre la volatilità nei momenti di maggiore turbolenza dei mercati.
COSA STA SUCCEDENDO? Dopo un inizio anno spumeggiante, i mercati europei hanno dapprima tirato il freno a mano, per poi ingranare decisamente la retromarcia da agosto ad oggi, con l'FTSE Mib che ha segnato cinque settimane consecutive di ribasso; questo rintracciamento rappresenta un messaggio chiaro ai governi europei: agire concretamente per superare questo deleterio immobilismo, e abbandonare l'amara pillola dell'austerità che in presenza di un'economia fragile non sortisce alcun effetto benefico. Dal nostro punto di vista, di piccoli risparmiatori, queste situazioni di ipervenduto di breve possono rappresentare occasioni d'acquisto, da sfruttare, per trasformare l'azione da difensiva in offensiva, per utilizzare un termine calcistico, continuando nella nostra strategia di lungo periodo senza farci condizionare troppo dal pessimismo cronico di chi da queste situazioni punta a trarre profitto insinuando terrore e paura di cospicue perdite nel proprio pubblico.

di Lorenzo Rapino

giovedì 2 ottobre 2014

C'ERA UNA VOLTA IL BENESSERE...

tanta_crisi
Poche ore fa il Governatore della BCE, Mario Draghi, si è pronunciato sullo stato di salute economico dell'Unione ed ha annunciato misure di stimolo all'economia diverse da quelle che si attendevano i mercati. SuperMario ha sottolineato come la ripresa stenti a decollare, ma di converso non è riuscito a soprendere i mercati come ci aveva abituato nelle ultime riunioni dell'Eurotower, ed ha comunicato che la BCE procederà all'acquisto di ABS (Asset backed securites: Si tratta di titoli derivati, quindi titoli che si poggiano sull'andamento di un altro strumento sottostante; un Abs non è altro che un insieme di prestiti reali impacchettato in un unico titolo finanziario. Funzionano come le obbligazioni. Hanno un prezzo e una quotazione giornaliera. La differenza è che il loro rimborso è legato al fatto che i prestiti sottostanti siano effettivamente rimborsati alle banche dalle imprese) e di asset di stati dell'eurozona, anche qualora si trattassero di titoli Junk emessi da Grecia e/o Cipro. Questo piano di acquisti sarà pari a circa 1.000 miliardi di Euro e partirà a metà di ottobre. Ciò in contrapposizione alla "promessa" di un Quantitative Easing, vale a dire un'immissione pura di liquidità sul mercato; quest'ultima operazione, annunciata nelle precedenti riunioni avrebbe sortito l'effetto di stimolare i mercati finanziari, ed agevolare la ripresa dell'eurozona con una maggiore dinamicità, come avvenuto negli Usa grazie alle tre operazioni di Quantitative Easing effettuate negli ultimi tre anni dalla FED.
La reazione dei mercati è stata delle peggiori, con la borsa di Milano che in chiusura ha fatto registrare un drammatico -3,9%... Ora: che la situazione dell'Eurozona fosse critica e si dovesse agire lestamente, anche se stiamo aspettando interventi concreti da almeno tre anni, lo si sapeva già. Che le riforme debbano essere fatte è cosa risaputa ed altrettanto attesa, soprattutto nei paesi dell'Europa del sud come Italia, Spagna, Portogallo, Grecia a cui si aggiunge la Francia che di certo non ha un bel bilancio. Io mi chiedo, che cosa stiamo aspettando? Si sta ancora discutendo di come fare, cosa fare, chi ci rimette e chi ci guadagna?
Sicuramente ci rimette il popolo e cari burocrati dell'Unione, governanti, ministri e cancellieri forse voi non sapete affatto cosa vuol dire alzarsi la mattina per andare a lavorare come schiavi, per poter riportare da mangiare ai propri figli, e arrivare a fine mese; no non lo sapete. A questo punto, dopo che avete avuto VENTIDUEANNI di tempo da quello storico trattato di Maastrict, e non avete fatto nulla di utile o comunque all'altezza della vostra paventata professionalità e istruzione, non potete stigmattizzare i movimenti che non vogliono più un Europa unita, perchè questa Europa così come l'avete costruita per fare i vostri porci comodi ci ha solamente impoverito ed ha creato ancor più divisioni di quelle che potevano esserci prima dell'entrata in vigore della moneta unica.
AVETE SBAGLIATO TUTTO - Nel 1992 le regole di Maastrict potevano avere un senso, ma il mondo cambia ed anche molto velocemente e voi siete rimasti fermi, perchè pensavate alle quote latte o alla forma della pizza! Invece di proteggerci dall'invasione della contraffazione cinese... dalla delocalizzazione delle imprese, dai clandestini che hanno invaso le nostre coste, avete creato delle banconote sulle quali sono impressi ponti che NON esistono... volevate mettervi in contrapposizione al Dollaro, ma rilfettete un attimo: sulla banconota da un dollaro è raffigurato il primo presidente della nazione, noi abbiamo una moneta e non una banconota su cui ogni stato ha impresso un proprio simbolo, alla faccia dell'Unione. Il vostro più grande pensiero è l'inflazione, ma cercare di governarla avete perso la bussola.
Ravvedetevi o governanti finché sarete in tempo, o l'onta della disfatta cadrà inesorabilmente su di voi, premiando quei movimenti che oggi voi negate, ma di certo sono più vicini al popolo ed hanno l'audacia di utilizzare davvero mezzi non convenzionali per poter uscire dalla crisi.
di Rapino Lorenzo

giovedì 18 settembre 2014

Voglio Andare a vivere in Irlanda...

irlanda
In un'Europa che fatica a trovare il bandolo della matassa per uscire dalla crisi, c'è un brutto anatroccolo che con coraggio e lungimiranza è riuscito a traformarsi in un bel cigno: l'Irlanda!!!
I più giovani oggi sono affascinati da questa terra piena di tradizioni, di buona birra e di numerosissime opportunità di lavoro, ma forse non sanno che fino a qualche anno fa l'Irlanda era un paese prettamente agricolo, con un basso reddito pro capite, e decisamente avaro di opportunità professionali. Come hanno fatto allora gli irlandesi a cambiare il proprio destino? Semplice: hanno applicato quello che tutti in Italia annunciano, ma nessuno ha il coraggio di fare temendo una punizione da parte della strega cattiva Angela Merkel e dei suoi irreprensibili adepti malati di austerità... ma lo abbiamo imparato a nostre spese e i greci lo sanno meglio di noi, di austerità si muore... E fidatevi, poi non si resuscita...
Qualche anno fa, precisamente a partire dall'1 gennaio 2000 la Repubblica Irlandese ha riformato il suo regime fiscale, applicando su gran parte dei soggetti giuridici ivi residenti una tassazione media del 12,50% sui redditi prodotti. Avete letto bene: 12,5%!!! Per fare un paragone, un residente in Italia lavora per pagare le tasse dall'1 gennaio al 21 giugno e figurativamente il reddito prodotto successivamente resta nelle sue tasche, mentre un irlandese lavora per lo Stato fino al 2 febbraio...
I RISULTATI: Con una tassazione del genere numerose società, soprattutto finanziarie ed assicurative hanno aperto una sede a Dublino, la quale nel volgere di pochi anni ha cambiato il suo destino divenendo culla della finanza d'Europa e quindi di opportunità di lavoro con una forte crescita del PIL, rimpiguando le fragili casse governative.
Nel 2008, però con la crisi finanziaria scaturita dal crack finanziario di Lehman Brothers ed il crollo delle borse, anche l'Irlanda fu costretta a fare i conti con un'aspra crisi e con un periodo di recessione che portò il PIL ad oltre -4%. Non mancarono ovviamente le critiche da parte dei burocrati europeisti, che additarono Dublino per la propria politica fiscale. Dal canto suo, il governo Irlandese rispose con aplomb di britannica memoria, ignorando i richiami di Bruxelles e proseguendo dritto per il suo destino.
OGGI: Pubblicati i dati del secondo trimestre... merito della robusta ripresa nel mercato del lavoro, del rimbalzo delle esportazioni e dell’aumento dei consumi, agevolati da una sempre agevolata tassazione sui redditi l'Irlanda è cresciuto dell'1,5% rispetto al primo trimestre e soprattutto del 7,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Ciò dimostra come una tassazione semplice e leggera rappresenti la miglior leva per uscire dalle sabbie mobili di una crisi infinita, ed è, a mio modo di vedere, l'unica via da seguire per il nostro Paese; anche se dovesse portare uno scompenso dei conti pubblici nel breve termine e far arrabbiare Sua Eccellenza Angela Merkel...
di Lorenzo Rapino

venerdì 12 settembre 2014

ALLA RICERCA DELL'INVESTIMENTO MIGLIORE

soldiChi di voi non ha mai pensato di recarsi in banca per valutare soluzioni d'investimento per i propri risparmi?Visto il periodo di crisi, immagino già la risposta di molti, eppure,sicuramente c'è chi ancora oggi ha la fortuna di ereditare i risparmi di famiglia. Allora, per i più fortunati la domanda nasce spontanea: Come collocarli, come investirli? purtroppo non esiste investimento giusto o investimento sbagliato, non esiste investimento migliore o investimento peggiore. Per spiegarvi il motivo di questa mia affermazione, oggi,vi parlerò di ASSET ALLOCATION. Con tale termine si nomina quel processo attraverso il quale un risparmiatore investe e suddivide la propria ricchezza, considerando i propri obiettivi ed identificando le proprie necessità finanziarie (stimate o certe). Le somme disponibili vengono ripartite tra le varie attività finanziarie, dette in gergo tecnico asset class. Le principali sono:
  1. Liquidità
  2. Obbligazioni
  3. Azioni
  4. Immobiliare
  5. Divise
  6. Materie prime
  7. Metalli preziosi
  8. Beni di lusso.
Come determinare il mix di attività sulle quali andare ad investire è una questione strettamente personale e dipende sostanzialmente da due fattori: orizzonte temporale e propensione al rischio. Per orizzonte temporale s’intende il numero di anni in cui il risparmiatore è disposto ad investire per raggiungere i suoi obiettivi finanziari (es. acquisto dell’auto, della prima casa, oppure l’integrazione della pensione). Un investitore con un orizzonte temporale più lungo può assumere un livello di rischio maggiore, al contrario di chi invece ha un orizzonte più breve. La propensione al rischio ,invece,è la capacità di sopportare di perdere parte o tutto il proprio investimento iniziale, in cambio di un maggiore rendimento. Maggiore è l'esposizione sull'azionario tanto maggiore è l'esposizione al rischio. Fondamentale, inoltre, nella scelta di un portafoglio finanziario risulta essere la diversificazione, metodo strettamente collegato all'asset allocation. Mentre quest'ultima definisce la strategia dell'investitore e quindi la sua propensione al rischio, nonché la sua performance attesa, la diversificazione nella scelta dei titoli e/o fondi permette di non concentrare tutte le proprie scelte su un unico emittente o settore. In questo caso, importantissima e'l'analisi del RATING per le obbligazioni e l'applicazione della teoria dello "stock picking" (Attività costituita da un'oculata selezione dei titoli su cui investire effettuata in base ad analisi tecnica o fondamentale e finalizzata alla massimizzazione del profitto cercando di cogliere il timing migliore). Ovviamente, per i neofiti in materia, mettere in pratica tutta questa teoria, può risultare pericoloso e può provocare un effetto boomerang. In un mondo economico in continua evoluzione, dove speculazione e crisi si intersecano e ci rendono la vita difficile, l'affidarsi ad esperti finanziari può essere la soluzione migliore. Non troverete mai su internet o sui vari motori di ricerca l'investimento perfetto, potrete trovare forse un esempio di portafoglio modello, ma non sarà mai idoneo al 100% alle vostre esigenze. L'asset allocation è soggettiva e personalizzata, e la sua costruzione e revisione nel tempo puo' essere fatta solo da voi stessi e dalla consulenza di persone del settore. il "Fai da te" finanziario non ha mai fatto molta strada.
di Danilo Agostini

lunedì 8 settembre 2014

IL PIL... LA CREAZIONE...

soldi

Si sente ormai da anni parlare di riforme, riduzione della pressione fiscale, semplificazione, riforma del mercato del lavoro, efficientamento della Pubblica Amministrazione... Tutte promesse ovviamente disattese, a causa delle numerosi Lobby che popolano il nostro Paese le quali per fare i propri interessi, finiscono per realizzare clamorosi autogoal che determinano l'immobilismo di uno Stato che ormai è sfiduciato, indietro con le infrastrutture, in recessione e di conseguenza privo di risorse per poter cambiare la situazione. E così siamo costretti ad ascoltare proclami o sorbirci ipotetici scenari apocalittici, con il risultato che tutti litigano con tutti e l'unico risultato ovvio di questa guerra tra perdenti è che il nostro Paese continua a perdere terreno nei confronti degli altri componenti del G8 e delle economie emergenti che avanzano prepotentemente.
Uno strumento o per meglio dire una leva mai utilizzata per uscire da questo tunnel, però, è la creazione di PIL, vale a dire misure che permettano a nuova economia (e non mi riferisco al lavoro sommerso) di nascere e vivere di vita propria, portando nuova linfa al nostro Paese, permettendo in futuro di affrontare in maniera più serena le tanto agognate riforme e soprattutto la riduzione della pressione fiscale.
La parola PIL è acronimo di Prodotto Interno Lordo e rappresenta cioè la somma del reddito prodotto da uno stato o una comunità. Nel momento in cui questo elemento, fondamentale per la crescita dell'economia come l'ossigeno per la sopravvivenza degli esseri viventi, non cresce, ma anzi decresce, l'economia si ferma, regredisce e la soluzione non può che essere, come nel caso di una persona in pericolo di vita, fornire nuovo ossigeno attraverso una maschera, un respiratore che permetta di superare il momento critico e tornare a respirare grazie alla forza naturale dei propri polmoni.
Molti lettori staranno già pensando ad un settore ampiamente dibattuto, come quello della legalizzazione della prostituzione, che da una parte spezzerebbe una gamba alla malavita organizzata e dall'altra potrebbe portare nelle casse dello stato diversi Miliardi di Euro...
Ma la mia proposta riguarda altro, io credo che l'Italia debba ripartire da quei settori che ci hanno trainato verso il boom economico, proteggerli e svilupparli. Siamo famosi per il made in Italy, ma ormai di questo brand non è rimasto nulla di concreto. Credo che un sano protezionismo non possa che giovare alla nostra economia; visto che le tasse non possiamo abbassarle uniformemente a tutti, agevoliamo chi riporta la manifattura in Italia, riportiamo a casa chi ha delocalizzato per spendere meno, riducendo anche la qualità del prodotto finale. Credo che se ad una azienda venga offerta la possibilità di tornare in Italia avendo una tassazione agevolata e rimettendo in moto i distretti industriali, questa non possa dire di no e se davvero dovesse rifiutarsi, bene potremo esiliarla per decenni: aziende che non portano benefici al nostro Paese non possono avere l'onore di utilizzare il brand "Made in Italy".
Penso che potremmo rilanciare l'agricoltura, imponendo alle aziende agricole un regime fiscale forfaittario al 15%, agevolando l'associazione tra imprese agricole, al fine di competere anche sui mercati internazionali.
Penso che una grossa fetta del nostro futuro si giochi oltre che nel settore primario, anche nel terziario in particolare nel turismo, dove alla stregua dell'agricoltura l'imprenditore è soggetto ad un doppio rischio d'impresa: il rischio proprio della gestione aziendale ed il rischio climatico (di cui l'estate appena trascorsa è un clamoroso esempio); bene, portiamo al 25% la tassazione di queste aziende, e vedremo che il PIL crescerà.
Perché in fondo, non è un problema di risorse che mancano, ma di risorse non sfruttate. Se un'azienda non fattura perchè non è in salute, perchè il denaro non circola nel sistema e per vari e vari motivi, è inutile innalzare l'IVA, le imposte di bollo, le accise sui carburanti o imporre nuove imposte patrimoniali su beni che magari non generano alcun reddito e raccontare la favoletta che le tasse sono state abbassate e sono stati aumentati i salari di 80 € mensili... Se nessuno più crea reddito, nessuno più paga le imposte, le tasse ed i contributi ancorchè a fronte di quei pagamenti c'è la percezione di ricevere in cambio un servizio inadeguato. Queste frizioni creano malessere e sfiducia nel sistema, che già di per se debole non troverà mai la forza di rialzarsi.
L'ultima proposta che mi viene in mente, è relativa alla legge Bucalossi: questa legge impone il pagamento di un'imposta, molto molto salata su chi si accinge a costruire un immobile. Mi sembrerebbe scontato e di buon senso, sospenderla o comunque ripensarla nel momento in cui l'edilizia, che rappresenta un altro settore cardine della nostra economia, soffre come mai prima d'ora. Ho sempre pensato che la semplicità fosse un valore, e continuo ad esserne convinto: Ma se l'edilizia è ferma, chi la paga la Bucalossi? Io credo nessuno... quindi rappresenta una zavorra che ingolfa il sistema ed è assolutamente improduttiva! Sospenderla (io sarei per abolirla) significherebbe dare quella famosa boccata d'ossigeno... ma evidentemente i nostri governanti sono presi maggiormente dalla legge elettorale, dalla riforma del Senato ed altre quisquiglie si importanti, ma di discutibile valore sociale se rapportato al momento storico che stiamo vivendo.
Sperando di poter approfondire gli argomenti trattati nei prossimi articoli, concludo queste poche righe che riassumono un pensiero ben più ampio di chi ama il proprio Paese e si è stufato di vederlo alla mercé di dilettanti allo sbaraglio... E come cantava già nel 1978 Rino Gaetano... "NUNTEREGGAE PIU'" Evidentemente non sono ancora sufficienti 36 anni di richieste...
di LORENZO RAPINO

martedì 19 agosto 2014

riforme
E' arrivato il momento di parlare di politica per la prima volta su questo nostro blog: secondo quello che ci siamo prefissati, in premessa vi comunico che lo faremo con la massima terzietà ed oggettività possibile cercando di osservare la realtà e commentarla secondo i nostri pensieri con l'obiettivo primario di far riflettere chi legge i nostri articoli.
L'argomento di cui vogliamo parlare non poteva che essere quello che ci accompagna ormai da quasi 3 mesi e cioè le tanto agognate RIFORME: onestamente stavolta sembrava che eravamo partiti con il piede giusto, tralascaindo il metodo discutibile con il quale Matteo Renzi è diventato Premier davvero in molti siamo stati conquistati dal suo decisionismo iniziale a dispetto di tutto; purtroppo, come sempre succede nel nostro Paese, anche lui pare arenarsi in quello che è l'anacronistico iter per poter approvare una legge in Italia: una semplice proposta iniziale deve passare una infinità di volte per i due rami del Parlamento dovendo subire una modifica dietro l'altra a causa degli emendamenti che sono il risultato di molteplici modi di vedere le cose all'interno dei Palazzi del potere, il risultato di tutto questo è che la proposta iniziale (discutibile che sia ma comunque una proposta) diventa alla fine sempre il solito compromesso al ribasso per accontentare tutti con il risultato onnipresente di non cambiare sostanzialmente nulla; la verità che deve apparire chiara a tutti è che pochi hanno davvero intenzione di cambiare, a molti invece conviene lasciare tutto così com'è e purtroppo questi ultimi sono ancora la larga maggioranza del Paese. In Italia il sistema politico è frutto di un compromesso storico corazzato di molte garanzie in quanto pensato subito dopo un lungo periodo di Monarchia dopo il quale l'esigenza forte era quello di blindare la democrazia senza se e senza ma, ora dopo più di 50 anni secondo me ci vuole un po più di coraggio, occorre uno shock positivo per cambiare le cose ed evitare il progressivo accartocciamento a cui stiamo andando incontro, nello specifico si parla tanto di riforma del Senato beh volete la mia? Il Senato andrebbe abolito completamente così come era stato pensato all'inizio, davvero totalmente inutile, invece pare si arrivi sostanzialmente ad un Senato che rimarrà, non sarà composto da persone elette dal Popolo e quindi aumenterà la propria inutilità. Francamente non riesco proprio a capire come certe persone possano ancora pensare solo ai propri interessi vedendo ciò che succede fuori dai Palazzi, purtroppo ho la sensazione che fin quando non sprofonderemo davvero nel baratro nessuno capirà veramente ciò di cui ha bisogno l'Italia. Onestamente spero ancora nella carica di Renzi ma obiettivamente non mi pare ci siano molti margini per fare davvero cambiare verso al Paese.
di Alessandro Tucci

mercoledì 13 agosto 2014

TAN E TAEG...QUESTI SCONOSCIUTI!

tan e taeg
Oggi parliamo di Credito al Consumo: ragionevolmente ognuno di voi presto o tardi si è trovato alle prese con una richiesta di mutuo o di finanziamento o semplicemente con una richiesta di preventivo, anche solo in un negozio per acquistare un bene e non necessariamente in Banca o in una Società Finanziaria; purtroppo dobbiamo partire dal presupposto che questa materia è particolarmente complessa e farraginosa in quanto il Legislatore non ha trovato il coraggio o il mestiere di cambiare radicalmente una Legge del 1950 (!), ebbene sì perchè ancora su di essa si basa la materia in discussione, recentemente c'è stato un intervento che ha cercato di aumentare le tutele dei consumatori ma il sistema continua a fare acqua e ad essere poco comprensibile.
La prima cosa da mettere in evidenza è l'annosa ma fondamentale differenza tra TAN e TAEG, indicatori sui quali si basa o si dovrebbe basare il confronto tra un preventivo e l'altro per valutarne la convenienza, il primo Tasso Annuo Nominale non è altro che il valore puro dei soli interessi che si pagano in ragione del tempo trascorso tra l'erogazione del prestito in questione e la sua conclusione con il pagamento dell'ultima rata, il secondo invece Tasso Annuo Effettivo Globale è l'indice di costo totale dell'intera operazione e quindi congloba in sè oltre al valore del TAN e quindi degli interessi anche tutte le altre spese accessorie al finanziamento (istruttoria, incasso rata, assicurazioni, ecc.): è dunque evidente che l'indice fondamentale per un confronto dovrebbe essere il secondo e non il primo, però qui cominciano i problemi in quanto i due indici sono annuali e dunque in presenza di rimborsi pluriennali esso dovrà essere valutato in proporzione rispetto agli anni per i quali si è deciso di rateizzare il debito, inoltre non è ancora chiaro l'obbligo per gli operatori di inserire o meno chiaramente nel TAEG l'importo relativo alle assicurazioni che, ricordate, non possono mai essere obbligatorie ma per loro natura sono lasciate alla scelta consapevole del consumatore (in questo senso proprio in questi giorni è stato redatto un protocollo d'intesa tra l'ABI e le Associazioni dei Consumatori nel quale si è deciso di cambiare i contratti di finanziamento rendendo più chiara la facoltatività delle polizze); avrete un po' di confusione in testa...è normale, non è colpa vostra che non capite ma del Legislatore che non può permettere, a nostro avviso, che una materia così delicata ed importante venga regolata ancora sostanzialmente da una Legge vecchia di ben 64 anni!!!.Per tutti questi motivi ci sentiamo di consigliare un approccio diverso che è il seguente: chiedete sempre spiegazione e costi circa le polizze assicurative eventualmente presenti e decidete consapevolmente se inserirle o meno nel finanziamento, poi basatevi per un confronto tra preventivi sui soldi che avrete in tasca dall'operazione e l'importo della rata mensile che dovrete pagare, questi 2 secondo la mia opinione dovrebbero essere, a parità di rateizzazione scelta ovviamente, la stella cometa di ognuno di noi per capire realmente la reale convenienza di un preventivo rispetto all'altro. Spero che possiate avere le idee un po' più chiare, se non sarà così consolatevi la colpa non è solo vostra ma soprattutto...del Legislatore!
di  Alessandro Tucci

martedì 5 agosto 2014

IL FOREX E I GUADAGNI FACILI... CHE NON ESISTONO

forex-trading2
Più di una volta vi sarete imbattuti in qualche annuncio pubblicitario che vi prometteva di arrotondare il vostro stipendio, magari investendo 40MILA €, rischiandone solo 100!!! Truffa o opportunità? Difficile dare una risposta, perchè in effetti quello che viene proposto è assolutamente vero... c'è un però: se effettuate un piccolo calcolo percentuale, vi accorgerete ben presto che 100 € rappresentano lo 0,25% di 40.000; questo si chiama effetto leva, in questo caso la leva è portata all'estremo perchè l'investimento reale è 400 volte superiore alla somma che verserete sul conto trading!!! Pertanto una variazione negativa rispetto alle vostre aspettative di uno 0,25%, cosa che può verificarsi nel giro di pochi minuti, se non secondi, vi farà letteralmente bruciare immediatamente i vostri 100 € appena investiti.
L'effetto leva può essere  utilizzato in vari mercati e con vari strumenti finanziari, il mercato dove si utilizza maggiormente la Leva finanziaria è sicuramente il FOREX. Il foreign exchange market (scambio di valuta estera), detto più comunemente Forex, FX, o mercato valutario, si ha quando una valuta viene scambiata con un'altra. Il foreign exchange market è di gran lunga il più grosso mercato nel mondo, in termini di valore delle transazioni, e include gli scambi che avvengono tra grosse istituzioni bancarie, banche centrali, speculatori valutari, imprese multinazionali, governi, e altri mercati finanziari ed istituzioni. L'attività di scambio che ha luogo nei mercati fx globali assomma a più di 1.900 miliardi di dollari al giorno (in media). I trader retail (piccoli speculatori) rappresentano una minima parte di questo mercato. Essi possono partecipare solo indirettamente per il tramite di broker o banche.
Tornando all'effetto leva, ed alla promessa di facili guadagni, il mio consiglio è di non affidarvi mai a questi annunci e non regalare i vostri soldi, la pericolosità della leva finanziaria può essere spiegata con un semplice esempio numerico:
Ammettiamo di voler investire i nostri 100 € versati sulla piattaforma "EVVIVAILFOREX" sul cambio €/$ che oggi quota 1,337; la nostra aspettativa è che il dollaro si apprezzerà, quindi ci aspettiamo che il cross scenda a 1,30 (vuol dire che avremo bisogno di 1,30 $ anzichè 1,33$ per acquistare 1€). Contrariamente alle nostre aspettative, il cambio sale a 1,3404 con una variazione leggermente superiore a 0,25%; questo piccolo soffio di vento, ci avrà portato via come d'incanto i nostri 100 € che sarebbe stato meglio spenderli in un bel ristorante di pesce.
Un'altra falsa informazione è relativa alle commissioni: la maggior parte di questi annunci parla di ZERO COMMISSIONI! Non c'è cosa più FALSA. Infatti, per tutti gli strumenti finanziari non c'è un prezzo univoco, ma troveremo, consultando le negoziazioni, un prezzo Denaro ed un prezzo Lettera che sono rispettivamente le proposte di acquisto e quelle di vendità. La differenza tra questi due valori rappresenta la famigerata commissione, perchè nel momento in cui effettuerete un'acquisto nel nostro esempio di € o di $, non lo farete all'ultimo prezzo visualizzato, ma ad un prezzo superiore, partendo immediatamente con un gap negativo che avrà già "mangiato" parte del vostro piccolo investimento.
In definitiva, il modo migliore per investire i vostri risparmi è quello di rivolgersi ad operatori professionisti ed iniziare un percorso che vi permetta di diversificare al meglio il vostro portafoglio, anche partendo da piccole somme con piani di accumulo del capitale. Se proprio invece avete voglia di diventare dei trader, vi consiglio vivamente di iniziare a seguire il mercato nella sua accezione più ampia, senza operare realmente, ma iniziando a studiare l'analisi tecnica e l'analisi fondamentale, che tratteremo nei prossimi articoli.
di LORENZO RAPINO