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lunedì 8 settembre 2014

IL PIL... LA CREAZIONE...

soldi

Si sente ormai da anni parlare di riforme, riduzione della pressione fiscale, semplificazione, riforma del mercato del lavoro, efficientamento della Pubblica Amministrazione... Tutte promesse ovviamente disattese, a causa delle numerosi Lobby che popolano il nostro Paese le quali per fare i propri interessi, finiscono per realizzare clamorosi autogoal che determinano l'immobilismo di uno Stato che ormai è sfiduciato, indietro con le infrastrutture, in recessione e di conseguenza privo di risorse per poter cambiare la situazione. E così siamo costretti ad ascoltare proclami o sorbirci ipotetici scenari apocalittici, con il risultato che tutti litigano con tutti e l'unico risultato ovvio di questa guerra tra perdenti è che il nostro Paese continua a perdere terreno nei confronti degli altri componenti del G8 e delle economie emergenti che avanzano prepotentemente.
Uno strumento o per meglio dire una leva mai utilizzata per uscire da questo tunnel, però, è la creazione di PIL, vale a dire misure che permettano a nuova economia (e non mi riferisco al lavoro sommerso) di nascere e vivere di vita propria, portando nuova linfa al nostro Paese, permettendo in futuro di affrontare in maniera più serena le tanto agognate riforme e soprattutto la riduzione della pressione fiscale.
La parola PIL è acronimo di Prodotto Interno Lordo e rappresenta cioè la somma del reddito prodotto da uno stato o una comunità. Nel momento in cui questo elemento, fondamentale per la crescita dell'economia come l'ossigeno per la sopravvivenza degli esseri viventi, non cresce, ma anzi decresce, l'economia si ferma, regredisce e la soluzione non può che essere, come nel caso di una persona in pericolo di vita, fornire nuovo ossigeno attraverso una maschera, un respiratore che permetta di superare il momento critico e tornare a respirare grazie alla forza naturale dei propri polmoni.
Molti lettori staranno già pensando ad un settore ampiamente dibattuto, come quello della legalizzazione della prostituzione, che da una parte spezzerebbe una gamba alla malavita organizzata e dall'altra potrebbe portare nelle casse dello stato diversi Miliardi di Euro...
Ma la mia proposta riguarda altro, io credo che l'Italia debba ripartire da quei settori che ci hanno trainato verso il boom economico, proteggerli e svilupparli. Siamo famosi per il made in Italy, ma ormai di questo brand non è rimasto nulla di concreto. Credo che un sano protezionismo non possa che giovare alla nostra economia; visto che le tasse non possiamo abbassarle uniformemente a tutti, agevoliamo chi riporta la manifattura in Italia, riportiamo a casa chi ha delocalizzato per spendere meno, riducendo anche la qualità del prodotto finale. Credo che se ad una azienda venga offerta la possibilità di tornare in Italia avendo una tassazione agevolata e rimettendo in moto i distretti industriali, questa non possa dire di no e se davvero dovesse rifiutarsi, bene potremo esiliarla per decenni: aziende che non portano benefici al nostro Paese non possono avere l'onore di utilizzare il brand "Made in Italy".
Penso che potremmo rilanciare l'agricoltura, imponendo alle aziende agricole un regime fiscale forfaittario al 15%, agevolando l'associazione tra imprese agricole, al fine di competere anche sui mercati internazionali.
Penso che una grossa fetta del nostro futuro si giochi oltre che nel settore primario, anche nel terziario in particolare nel turismo, dove alla stregua dell'agricoltura l'imprenditore è soggetto ad un doppio rischio d'impresa: il rischio proprio della gestione aziendale ed il rischio climatico (di cui l'estate appena trascorsa è un clamoroso esempio); bene, portiamo al 25% la tassazione di queste aziende, e vedremo che il PIL crescerà.
Perché in fondo, non è un problema di risorse che mancano, ma di risorse non sfruttate. Se un'azienda non fattura perchè non è in salute, perchè il denaro non circola nel sistema e per vari e vari motivi, è inutile innalzare l'IVA, le imposte di bollo, le accise sui carburanti o imporre nuove imposte patrimoniali su beni che magari non generano alcun reddito e raccontare la favoletta che le tasse sono state abbassate e sono stati aumentati i salari di 80 € mensili... Se nessuno più crea reddito, nessuno più paga le imposte, le tasse ed i contributi ancorchè a fronte di quei pagamenti c'è la percezione di ricevere in cambio un servizio inadeguato. Queste frizioni creano malessere e sfiducia nel sistema, che già di per se debole non troverà mai la forza di rialzarsi.
L'ultima proposta che mi viene in mente, è relativa alla legge Bucalossi: questa legge impone il pagamento di un'imposta, molto molto salata su chi si accinge a costruire un immobile. Mi sembrerebbe scontato e di buon senso, sospenderla o comunque ripensarla nel momento in cui l'edilizia, che rappresenta un altro settore cardine della nostra economia, soffre come mai prima d'ora. Ho sempre pensato che la semplicità fosse un valore, e continuo ad esserne convinto: Ma se l'edilizia è ferma, chi la paga la Bucalossi? Io credo nessuno... quindi rappresenta una zavorra che ingolfa il sistema ed è assolutamente improduttiva! Sospenderla (io sarei per abolirla) significherebbe dare quella famosa boccata d'ossigeno... ma evidentemente i nostri governanti sono presi maggiormente dalla legge elettorale, dalla riforma del Senato ed altre quisquiglie si importanti, ma di discutibile valore sociale se rapportato al momento storico che stiamo vivendo.
Sperando di poter approfondire gli argomenti trattati nei prossimi articoli, concludo queste poche righe che riassumono un pensiero ben più ampio di chi ama il proprio Paese e si è stufato di vederlo alla mercé di dilettanti allo sbaraglio... E come cantava già nel 1978 Rino Gaetano... "NUNTEREGGAE PIU'" Evidentemente non sono ancora sufficienti 36 anni di richieste...
di LORENZO RAPINO

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