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domenica 30 ottobre 2016

TUTTE LE STRADE PORTANO AL PIL

A cosa serve disegnare ponti ideali sulle nostre banconote, se poi il potere politico non fa nulla per unire i popoli?


Come tutti sapranno, sulle banconote europee sono disegnati dei ponti, a simboleggiare l'unione tra gli stati aderenti all'area Euro. Fin dall'antichità, i ponti e le strade hanno rappresentato qualcosa di molto più profondo rispetto alle loro caratteristiche fisiche. Ed ancora oggi, nonostante il progresso tecnologico, i collegamenti aerei e la globalizzazione, che ci mette sempre lo zampino e che ha ridotto notevolmente le distanze fin quasi ad annullarle in svariati ambiti della vita quotidiana, ponti e strade continuano a mantenere quel fascino ancestrale, di collegamento, di unione e di sviluppo economico e sociale.
Se ai tempi dell'Impero romano il detto era "Tutte le strade portano a Roma", ad indicare l'efficiente sistema viario della nostra Capitale, oggi potremmo riadattare tale proverbio in "Tutte le strade portano al PIL...". 
Già, perché al di la di tutto, le strade e i ponti hanno da sempre rappresentato oltre che un collegamento fisico tra due luoghi, o tra le sponde di un fiume, uno strumento di sviluppo economico che da una parte può essere ricondotto alla teoria Keynesiana del deficit spending, la quale auspica un intervento pubblico a supporto della domanda soprattutto nei periodi di crisi, dall'altra rappresentano la mamma di tutte le infrastrutture, che permettono ad un territorio di vivere e svilupparsi.
In un Mondo globalizzato, l'assenza o l'inefficienza dei collegamenti e delle infrastrutture possono determinare la desertificazione demografica di un territorio, e la sua morte sia economica che culturale.
Tanto per fare un paio di cenni storici, quando in Italia veniva inaugurato il primo tratto ferroviario, la Napoli - Portici (1839), a Londra già era in cantiere il progetto della metropolitana, che riscosse tanto successo nella popolazione dell'epoca e venne inaugurata nel 1863; sono passati quasi 160 anni da allora e la metropolitana di Londra è una delle linee più lunghe ed efficienti al Mondo, mentre nel nostro Paese abbiamo ancora tratti ferroviari regionali, non metropolitani, ad unico binario e stiamo ancora piangendo le vittime del disastro di Andria, tragico quanto annunciato per l'inadeguatezza della struttura stessa. Invece di fare inchieste che durano anni e non portano a nulla, perché almeno per una volta, i politici non fanno Mea Culpa?
Le infrastrutture in generale, ma ancor di più le vie di comunicazione, rappresentano opere di primaria necessità, sulle quali i governi non dovrebbero essere costretti a risparmiare, perché sono il principale tassello di collegamento tra il presente ed il futuro, vanno quindi realizzate con criterio, responsabilità sociale e lungimiranza ed è davvero triste e deprimente rilevare come il malaffare abbia messo sugli appalti per le grandi opere, perché costruire male o con materiali inadeguati ponti, strade, autostrade, ferrovie etc.. non è da irresponsabili, ma da assassini; e persone che vendono l'anima al diavolo per percorrere le scorciatoie del facile lucro non si rendono conto che così facendo potrebbero essere vittime stesse della propria avidità, o peggio ancora condannare a morte i propri cari.
L'inadeguatezza della nostra classe politica, va purtroppo a braccetto con la miopia dell'Unione Europea, che con tanto amore ci ha traghettato nel nuovo millennio! Non basta disegnare ponti sulle banconote per unire un continente che fino a cinquanta anni fa si faceva la guerra! Se davvero questi mediocri tecnocrati hanno intenzione di riscattare la propria esistenza, e contribuire all'integrazione dei popoli e dei territori, che si facciano artefici, e parte attiva della costruzione dei corridoi europei, che tanto furono sponsorizzati un quarto di secolo fa, e non ancora vedono la luce!
Questi ponti così belli, disegnati sulle banconote, sono rimasti purtroppo solo nell'immaginario collettivo, perché sebbene il Vecchio Continente stia attraversando la peggiore crisi economica della sua storia, i tecnocrati di Bruxelles hanno ribadito l'assoluta necessità di rispettare i parametri di Maastricht, che di fatto legano le mani ai governi nazionali, i quali non potendo spendere, ma anzi dovendo incrementare le entrate si sono trovati costretti ad aumentare la pressione fiscale, a parità di servizi e di infrastrutture.
Nell'ormai lontano 2003 l'allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, propose alla Commissione Europea presieduta da Romano Prodi, di scorporare dai bilanci statali il costo sostenuto per la costruzione delle infrastrutture, essendo queste ultime delle opere che avrebbero portato ad un incremento del PIL e quindi di ottenere una crescita economica, data sia dalla forza lavoro impiegata per la realizzazione, nonché dall'indotto che avrebbe potuto creare tale opera una volta terminata sul territorio dove era stata costruita. Prodi rispose, da par suo, che si trattava di una proposta da scellerati, e che il Patto di Stabilità era intoccabile ed insindacabile.
La storia, ha però dimostrato l'esatto contrario e da quel lontano 2003, dove già si parlava di crisi, dove il terrorismo internazionale aveva già seminato paura, e dove i primi euroscettici già attribuivano le colpe di quella stagnazione economica, che poi si è trasformata in recessione all'introduzione troppo "facile" della moneta unica senza aver prima predisposto una normativa economica e fiscale sufficientemente omogenea e quindi idonea ad affrontare eventuali shock di mercato.
Sono passati tredici anni, ed il Premier Renzi ha rilanciato il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, un'opera faraonica di Berlusconiana memoria che tanto fece arrabbiare il centro sinistra all'ora all'opposizione. Un caso? Forse no, perché le infrastrutture ed i collegamenti rappresentano da sempre quell'anello di congiunzione tra la realtà ed il sogno, tra il voler fare ed il realizzare, tra il voler andare ed il raggiungere.
Un ponte, una strada, una ferrovia, non sono mai soldi buttati, perché hanno lo scopo di unire, perché vivono di vita propria, e perché sono il teatro di storie, a volte drammatiche a volte romantiche, ma pur sempre storie che raccontano la vita.

di Lorenzo Rapino

giovedì 27 ottobre 2016

LA PROPOSTA: UN'APE CHE PUNGA I VITALIZI...

Sette riforme pensionistiche dal 1992 ad oggi con un'unica costante: stabilizzare il sistema e risanare l'INPS!!!


Per me, come per molti altri della mia generazione la parola crisi ha ormai un'accezione così familiare, che se domani mattina alzandomi dovessi sentire al telegiornale che la crisi è finita, quasi quasi ci rimarrei male!
Penso che la crisi sia una parola inventata dai politici per giustificare interventi economici e legislativi con l'unico e meschino scopo di limitare le libertà civili ed economiche dei cittadini, a tutto vantaggio della casta, mai sazia e sempre bisognosa di sostegno pubblico.
Deve essere necessariamente così, altrimenti come si fanno a spiegare, magari ad un ragazzo che oggi fatica a trovare lavoro e realizzare i propri sogni nel proprio meraviglioso Paese, che da circa un quarto di secolo i governi che si sono succeduti hanno modificato per ben sette volte il sistema pensionistico, con la solita scusa dell'insostenibilità del sistema, ottenendo come risultato un clamoroso buco nell'acqua?
Se per motivi di carattere demografico il sistema retributivo non era più sostenibile, determinando così il passaggio al sistema contributivo per il quale la prestazione pensionistica è parametrata sulla base dei contributi effettivamente versati nell'arco della vita lavorativa, e non tenendo in considerazione la media dei redditi degli ultimi anni lavorativi, la riforma Fornero prima e la mirabolante invenzione dell'APE approvata proprio ieri dal Governo Renzi ci danno l'idea di quanto i nostri governanti subiscano un grave timore reverenziale nei confronti di UE, BCE e FMI, dimenticando che in teoria la "Sovranità appartiene al Popolo [...]".
Ma poi, i nostri governanti, in questi 25 anni di riforme hanno ottenuto dei risultati? Il sistema pensionistico italiano funziona? Il debito pubblico si è ridotto grazie a queste riforme? L'INPS è finlamente un ente Efficiente ed economicamente solido? Assolumente NO.
Se in un ottica di lunghissimo periodo, e di analisi demografica, l'innalzamento del'età pensionabile è un fenomeno quasi ineluttabile, risultano inaccettabili quei provvedimenti attraverso i quali vengono cambiate le regole del gioco a coloro che sono al termine della loro carriera lavorativa, e non hanno quindi per ovvi motivi legati allo scorrere del tempo, la possibilità di recuperare gli effetti negativi che un provvedimento di tale portata può generare. Già, perché gli effetti sperati riguardano soprattutto la riduzione del debito ed il riequilibrio delle casse previdenziali, ma il rischo più concreto è di mettere a repentaglio la tenuta del tessuto sociale di un Paese, dove i giovani non trovano lavoro ed i genitori e nonni di questi giovani non hanno più mezzi per aiutarli ad affrontare la vita, quantomeno nella fase iniziale. A voi le ulteriori considerazioni.
Ma non finisce qui, perché dopo aver allungato a dismisura ed in un sol colpo gli anni di contribuzione necessari per ottenere indietro sotto forma di prestazione pensionistica parte di quanto versato in quaranta e più anni di logorante attività lavorativa, i nostri governanti si sono riscoperti Robin Hood nell'animo, e ci hanno concesso nientemeno che l'APE ovvero l'Anticipo Pensionistico.
L'APE è uno spot pubblicitario, di carattere elettorale, che permetterà a molti lavoratori dilaniati dalla riforma Fornero (andrebbe scritta con la lettera minuscola...) di arrivare alla tanto agognata pensione anticipando i tempi della precedente riforma, ma pagando!!! Si Signori, lo Stato vi concede il lusso di andare in pensione subito se accettate di decurtarvi la pensione! Dovete pagare per smettere di lavorare... Ma non finisce qui, perchè per finanziare questo giochino dovrete indebitarvi per 30 anni e pagare un tasso del 4,5% che poi vi verrà restituito sotto forma di sgravi fiscali. Tutto qui? Nient'affatto, perché trattandosi di un prestito, erogato da un'Istituto di credito per il tramite dell'INPS, dovrete anche coprirvi dal rischio di premorienza con una polizza TCM, non proprio economicissima per chi ha superato i 60 anni.
Penso sinceramente che questo sia il peggior provvedimento adottato da un Governo dal dopoguerra ad oggi, peggio anche del prelievo forzoso sui conti correnti approvato dal venerdì al lunedì, quindi a banche chiuse, dal Governo Amato nel 1992, sempre con la scusa della crisi!
Allora, sempre con la scusa della crisi, voglio fare una proposta per utilizzare al meglio questa APE prima che ci punga: dato che i nostri politici dopo appena due anni sei mesi e un giorno in Parlamento maturano il diritto alla rendita vitalizia, propongo di applicare l'APE ai vitalizi dei politici, ovvero decurtare la prestazione vitalizia del parlamentare, sottraendo dagli anni di contribuzione necessari a raggiungere l'età pensionabile, gli anni di effettivo mandato parlamentare, vincolando l'erogazione della stessa alle presenze effettive del parlamentare. il quale maturerà il diritto se e solo se le sue presenze in aula saranno state non inferiori al 75% delle sedute.
Cercando di semplificare, se gli anni di contribuzione necessari per poter andare in pensione sono 40, ma nel corso della mia vita sono stato eletto per una sola legislatura e sono rimasto in carica per 5 anni, abbandonando poi la scena politica, per poter accedere al vitalizio dovrò pagare un contributo pari a 35 anni di anticipo, al momento dell'erogazione e solo se nel corso della legislatura nella quale ero in carica avevo una percentuale di presenze maggiore del 75%.
La mia è ovviamente una provocazione, perché 35 anni di anticipo significano di fatto azzerare i vitalizi, ed in tal caso riportare sulla Terra chi oggi ci governa senza rendersi minimamente conto della realtà.

di Lorenzo Rapino

Questo articolo è stato pubblicato anche su www.gionapanarello.com