Sette riforme pensionistiche dal 1992 ad oggi con un'unica costante: stabilizzare il sistema e risanare l'INPS!!!
Per me, come per molti altri della mia generazione la parola crisi ha ormai un'accezione così familiare, che se domani mattina alzandomi dovessi sentire al telegiornale che la crisi è finita, quasi quasi ci rimarrei male!
Penso che la crisi sia una parola inventata dai politici per giustificare interventi economici e legislativi con l'unico e meschino scopo di limitare le libertà civili ed economiche dei cittadini, a tutto vantaggio della casta, mai sazia e sempre bisognosa di sostegno pubblico.
Deve essere necessariamente così, altrimenti come si fanno a spiegare, magari ad un ragazzo che oggi fatica a trovare lavoro e realizzare i propri sogni nel proprio meraviglioso Paese, che da circa un quarto di secolo i governi che si sono succeduti hanno modificato per ben sette volte il sistema pensionistico, con la solita scusa dell'insostenibilità del sistema, ottenendo come risultato un clamoroso buco nell'acqua?
Se per motivi di carattere demografico il sistema retributivo non era più sostenibile, determinando così il passaggio al sistema contributivo per il quale la prestazione pensionistica è parametrata sulla base dei contributi effettivamente versati nell'arco della vita lavorativa, e non tenendo in considerazione la media dei redditi degli ultimi anni lavorativi, la riforma Fornero prima e la mirabolante invenzione dell'APE approvata proprio ieri dal Governo Renzi ci danno l'idea di quanto i nostri governanti subiscano un grave timore reverenziale nei confronti di UE, BCE e FMI, dimenticando che in teoria la "Sovranità appartiene al Popolo [...]".
Ma poi, i nostri governanti, in questi 25 anni di riforme hanno ottenuto dei risultati? Il sistema pensionistico italiano funziona? Il debito pubblico si è ridotto grazie a queste riforme? L'INPS è finlamente un ente Efficiente ed economicamente solido? Assolumente NO.
Se in un ottica di lunghissimo periodo, e di analisi demografica, l'innalzamento del'età pensionabile è un fenomeno quasi ineluttabile, risultano inaccettabili quei provvedimenti attraverso i quali vengono cambiate le regole del gioco a coloro che sono al termine della loro carriera lavorativa, e non hanno quindi per ovvi motivi legati allo scorrere del tempo, la possibilità di recuperare gli effetti negativi che un provvedimento di tale portata può generare. Già, perché gli effetti sperati riguardano soprattutto la riduzione del debito ed il riequilibrio delle casse previdenziali, ma il rischo più concreto è di mettere a repentaglio la tenuta del tessuto sociale di un Paese, dove i giovani non trovano lavoro ed i genitori e nonni di questi giovani non hanno più mezzi per aiutarli ad affrontare la vita, quantomeno nella fase iniziale. A voi le ulteriori considerazioni.
Ma non finisce qui, perché dopo aver allungato a dismisura ed in un sol colpo gli anni di contribuzione necessari per ottenere indietro sotto forma di prestazione pensionistica parte di quanto versato in quaranta e più anni di logorante attività lavorativa, i nostri governanti si sono riscoperti Robin Hood nell'animo, e ci hanno concesso nientemeno che l'APE ovvero l'Anticipo Pensionistico.
L'APE è uno spot pubblicitario, di carattere elettorale, che permetterà a molti lavoratori dilaniati dalla riforma Fornero (andrebbe scritta con la lettera minuscola...) di arrivare alla tanto agognata pensione anticipando i tempi della precedente riforma, ma pagando!!! Si Signori, lo Stato vi concede il lusso di andare in pensione subito se accettate di decurtarvi la pensione! Dovete pagare per smettere di lavorare... Ma non finisce qui, perchè per finanziare questo giochino dovrete indebitarvi per 30 anni e pagare un tasso del 4,5% che poi vi verrà restituito sotto forma di sgravi fiscali. Tutto qui? Nient'affatto, perché trattandosi di un prestito, erogato da un'Istituto di credito per il tramite dell'INPS, dovrete anche coprirvi dal rischio di premorienza con una polizza TCM, non proprio economicissima per chi ha superato i 60 anni.
Penso sinceramente che questo sia il peggior provvedimento adottato da un Governo dal dopoguerra ad oggi, peggio anche del prelievo forzoso sui conti correnti approvato dal venerdì al lunedì, quindi a banche chiuse, dal Governo Amato nel 1992, sempre con la scusa della crisi!
Allora, sempre con la scusa della crisi, voglio fare una proposta per utilizzare al meglio questa APE prima che ci punga: dato che i nostri politici dopo appena due anni sei mesi e un giorno in Parlamento maturano il diritto alla rendita vitalizia, propongo di applicare l'APE ai vitalizi dei politici, ovvero decurtare la prestazione vitalizia del parlamentare, sottraendo dagli anni di contribuzione necessari a raggiungere l'età pensionabile, gli anni di effettivo mandato parlamentare, vincolando l'erogazione della stessa alle presenze effettive del parlamentare. il quale maturerà il diritto se e solo se le sue presenze in aula saranno state non inferiori al 75% delle sedute.
Cercando di semplificare, se gli anni di contribuzione necessari per poter andare in pensione sono 40, ma nel corso della mia vita sono stato eletto per una sola legislatura e sono rimasto in carica per 5 anni, abbandonando poi la scena politica, per poter accedere al vitalizio dovrò pagare un contributo pari a 35 anni di anticipo, al momento dell'erogazione e solo se nel corso della legislatura nella quale ero in carica avevo una percentuale di presenze maggiore del 75%.
La mia è ovviamente una provocazione, perché 35 anni di anticipo significano di fatto azzerare i vitalizi, ed in tal caso riportare sulla Terra chi oggi ci governa senza rendersi minimamente conto della realtà.

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