Non smetteremo mai di esplorare. E alla fine di tutto il nostro andare ritorneremo al punto di partenza per conoscerlo per la prima volta.
Thomas Stearns Eliot
La frase di T.S. Eliot, premio Nobel per la letteratura nel 1948, racchiude in due righe l'esplosività e l'esuberanza della razza umana, sempre alla ricerca di qualcosa, sempre insoddisfatta, bramosa di potere, di novità e di cambiamento, una irrazionalità di fondo che fa perdere di vista il fatto che le cose importanti spesso le abbiamo a portata di mano.
Non fa eccezione il Mondo globalizzato in cui viviamo, dove troppo spesso si perde di vista l'obiettivo primario da raggiungere, e cioè il benessere sociale comune; e dove i governi e la varie istituzioni sovranazionali che ci governano fanno a gara per introdurre regole, norme e divieti che poco avrebbero a che fare con l'aggettivo globalizzato. Siamo davvero così poco governabili da aver bisogno di migliaia di leggi e leggine? Forse si, o forse il Mondo sta cambiando ad una velocità talmente elevata che chi ha in mano il potere politico non ci sta capendo davvero nulla; ed è qui che si devono sentire chiamate in causa le nuove generazioni, figli e nipoti di chi ha rovinato in poco meno di cento anni il nostro Pianeta, dilaniandolo con due guerre mondiali, con l'esasperazione del razzismo e con la ricerca del lucro a tutti i costi...
Il Mondo cambia, e continuerà a farlo sempre più velocemente, ma non è così scontato che tale cambiamento sarà in meglio, siamo noi gli artefici del nostro destino e dobbiamo essere consapevoli che ogni nostro comportamento potrà essere funzionale allo sviluppo della civiltà od al suo definitivo declino che potrebbe portare anche all'autodistruzione: abbiamo i mezzi per farlo.
Non è mai facile descrivere la propria epoca, perché l'emotività prende sempre il sopravvento e ci fa perdere di vista i punti cardine da analizzare, basti pensare che J.M. Keynes nel 1927 affermava "non avremo altri crolli nei nostri tempi" alla vigilia di quella che è stata la più grande depressione economica del XX secolo! Voglio però lanciare ai lettori una riflessione sul sistema economico globale, che sta fagocitando la sovranità di decine e decine di stati.
C'erano una volta le imprese, i consumatori e gli stati, e sulla base di questi tre fondamentali elementi si studiava il sistema economico ed il modo migliore per governarlo; ogni governo aveva una ricetta per il proprio sistema interno ed era sovrano in patria, ciò ha determinato un certo ordine politico-economico che per alcuni decenni non solo ha retto, ma ha provocato una crescita economica senza paragoni. Il Mondo era fondamentalmente suddiviso tra nord e sud, con il primo decisamente più ricco del secondo.
Fin dall'inizio degli anni '90, però, molte imprese hanno iniziato a delocalizzare le proprie unità produttive verso paesi che presentavano manodopera a buon mercato, per usare un eufemismo. Le imprese strategicamente più furbe hanno così ottenuto un vantaggio competitivo sui competitors che si erano mossi in ritardo e/o male. Il passo successivo è stato quello delle aggregazioni, matrimoni tra imprese anche di notevoli dimensioni, finalizzati a diventare leader di mercato, spazzando via la concorrenza e riempire le tasche di manager non sempre paladini della soddisfazione del cliente/consumatore. Sono nate le multinazionali moderne: veri e propri colossi economici, potenti al punto tale da influire sulle scelte politiche dei governi, irresponsabili al punto tale da tagliare in un sol colpo migliaia di posti di lavoro quando i margini di mercato si assottigliavano.
E' sintomatico da questo punto di vista che nel 2012 la capitalizzazione di mercato di Apple abbia superato il PIL della Svizzera!
Cosa sono allora le multinazionali? E cosa siamo noi comuni mortali? Cittadini del mondo, o sudditi di queste entità che influiscono sulle scelte politiche dei governi?
Perché fondamentalmente, non c'è molta differenza tra un dipendente di Apple o di un altro colosso ad esso assimilabile ed un qualsiasi cittadino che vive, lavora e rispetta le norme giuridiche del proprio paese. Entrambi producono per il bene personale e comune, entrambi rispettano delle regole, ed entrambi ricevono in cambio i mezzi per il proprio sostentamento o sotto forma monetaria o sotto forma di servizi.
La domanda che mi pongo allora è la seguente: le Multinazionali dovrebbero assumere uno status giuridico superiore affiancando il loro operato a quello di stati sovrani, oppure sono gli stati che dovrebbero rivedere le proprie posizioni, e provare ad applicare concetti tipicamente aziendalistici per migliorare il benessere dei cittadini?
La questione rappresenta chiaramente una provocazione, finalizzata a prendere coscienza del fatto che ci sono nel Mondo troppe situazioni limite che vengono affrontate in maniera del tutto inadeguata, a discapito dei singoli individui che si trovano perennemente in una situazione di ricorsa alla vita, che attribuisce loro lo status di cittadini, ma che li rende in definitiva schiavi di un sistema dove la libertà ed i diritti individuali vengono troppo spesso calpestati.
di Lorenzo Rapino
SIAMO CITTADINI O SUDDITI DELLE MULTINAZIONALI? #2
SIAMO CITTADINI O SUDDITI DELLE MULTINAZIONALI? #3
Questo articolo è stato pubblicato anche su www.gionaparello.com
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