Art. 53 Costituzione della Repubblica Italiana:
“Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro
capacità contributiva.Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”
Quello sopra riportato è l'articolo n. 53 della nostra Carta Costituzionale, e rappresenta un principio di basilare importanza, considerando il sistema fiscale un corpo unico composto da tutti quei versamenti che i cittadini effettuano nei confronti dello Stato.
Purtroppo, però, nel corso degli anni i cittadini italiani sono stati vittime di balzelli ed adeguamenti, istituzione di nuovi tributi ed aumenti che sono sempre stati presentati come necessari per il bene comune, ma che in realtà hanno alimentato una macchina diabolica composta carrozze e carrozzoni il cui unico scopo era quello di sistemare amici e parenti per ottenere consenso alle varie tornate elettorali.
Passata l'ondata dei carrozzoni, venne quella dei sacrifici per superare la crisi... Oh mamma mia, la crisi... Io ho 35 anni, e lo dico per i più giovani, sono nato con la crisi e credo che morirò con la crisi o per la crisi! Da che ho memoria, la crisi è sempre stata sulle prime pagine dei giornali ed ha rappresentato un cavallo di battaglia per tutti i governi che si sono succeduti, ma con l'unica finalità di creare privilegi per la casta.
Negli anni '90, un altro tormentone travolse i contribuenti italiani: la necessità di entrare in Europa, che comportò l'aumento dell'IVA ordinaria dal 16 al 20%, l'aumento delle accise sui carburanti e l'istituzione dell'IRAP, l'imposta più odiata da chi fa impresa. Acronimo di Imposta sul reddito delle Attività Produttive, la si può sintetizzare in questo modo: se ho un impresa e gli affari mi vanno bene, sarà abbastanza logico che dovrò assumere nuovo personale, ebbene si, se assumi personale vuol dire che la tua attività è cresciuta e pertanto devi pagare un'imposta, che prescinde da quella sul reddito, perché hai incrementato l'attivo della tua attività produttiva. Che fenomeni che sono i nostri politici, da Guinness dei Primati!
Ma torniamo a noi, perché di storie assurde legate al sistema fiscale italiano ce ne sarebbero tante e buffe, per non dire drammatiche, da raccontare.
A questo punto, dato che lo stato preleva, preleva, preleva, il minimo che potremmo aspettarci sarebbe quello di avere dei servizi efficienti, delle città pulite, degli ospedali tra i migliori al Mondo ed una quasi totale assenza di criminalità. Niente affatto, perché lo Stato negli anni ha incassato con una mano, ma non ha ridato il corrispettivo di quanto incassato con l'altra mano, con il risultato che il debito pubblico è salito in maniera esponenziale, nonostante il gettito fiscale abbia avuto lo stesso andamento.
La nostra Costituzione sancisce un principio ben preciso, e cioè che "il sistema tributario è informato a criteri di progressività"; ciò non vuol dire soltanto che chi guadagna di più deve giustamente contribuire maggiormente, ma lo deve fare in maniera più che proporzionale. Facciamo un esempio pratico: se io ho un reddito lordo di 50, lo Stato mi impone di pagare 10 di tasse, ma se il mio reddito è di 100 allora non dovrò pagare 20, bensì 30, vale a dire 10 sui primi 50 e 20 sui redditi da 51 a 100.
Il risultato è che un reddito di 50 avrà una pressione fiscale pari al 20%, mentre il reddito di 100 avrà una pressione fiscale pari al 30%. Questa è la progressività.
Purtroppo, la progressività esiste solo per le imposte indirette, quelle cioè che si pagano sui redditi dichiarati, ma purtroppo la presenza di tributi locali, tasse di possesso e bolli vari che incombono sui contribuenti come una spada di Damocle, rendono il nostro sistema tributario molto iniquo e conseguentemente regressivo, cioè contrario al principio enunciato nella Carta Costituzionale!
Ho il maledetto vizio di voler suffragare le mie idee con i numeri, ed allora ecco illustrato brevemente il carico fiscale di una famiglia di ceto medio composta da 3 persone, moglie marito e figlio di 5 anni.
Mario Rossi è un impiegato di 38 anni ed ha un reddito lordo di 35.000,00 € che al netto di contributi ed imposte sul reddito porta nelle sue tasche un reddito netto di ca. 25.000,00 €.
Mario Rossi ha acquistato un appartamento di 100 mq 5 anni fa, pagandolo 150.000,00 € e contraendo un mutuo di € 100.000,00. Grazie all'aiuto dei genitori e dei suoceri, ha conservato una liquidità di 20.000,00 che ha depositato in Banca.
Mario Rossi, ogni giorno per andare a lavorare percorre tra andata e ritorno 30 Km, con una spesa per carburante di circa 2,20 € tra andata e ritorno ed una spesa mensil
e ca. 50 € mensili e 600€ annui. Purtroppo però tra accise ed IVA versa allo stato 32,50 € che in un anno fanno 390€ di imposte per andare a lavorare!
e ca. 50 € mensili e 600€ annui. Purtroppo però tra accise ed IVA versa allo stato 32,50 € che in un anno fanno 390€ di imposte per andare a lavorare!
Ogni anno, il nostro Mario Rossi dovrà pagare per la sua auto familiare un bollo di 200 €, mentre l'imposta sui rifiuti si aggira intorno ai 360 €.
Dei soldi depositati in banca, il Sig. Rossi ne possiede 10mila in conto corrente, sui quali lo stato pretende un bollo di € 34,20, mentre i restanti 10mila sono investiti in titoli di stato, sui quali è applicata un'imposta di bollo dello 0,20% pari ad € 20.
Se dal reddito netto detraiamo quindi queste imposte, il nostro contribuente dovrà versare allo stato ulteriori 1000 €, per il solo fatto di alzarsi la mattina ed andare a lavorare.
A tutto ciò, vanno inoltre aggiunte tutte quelle spese impreviste, come ticket sanitari, imposte sui capital gain, imposte sull'erogazione di servizi di prima necessità quali luce e riscaldamento, nonché le imposte dovute una tantum al momento dell'acquisto dell'abitazione e dell'autovettura.
Oltre a quanto, molto sinteticamente descritto, va sommato tutto l'impianto di imposizione diretta previsto dal nostro ordinamento, che tutto fa, fuorché gravare in maniera progressiva sui redditi dei cittadini.
Questo è il mostro burocratico con cui siamo costretti a combattere ogni giorno, pachidermico, inefficiente e regressivo, quindi anticostituzionale con un peso proporzionalmente maggiore per i redditi medi e bassi.
Un sistema del genere, provoca, per chi se lo può permettere, la fuga di capitali verso paradisi fiscali, ed una tacita, seppur illegittima autoconvinzione di essere autorizzati ad evadere.
Essendo l'indicazione dell'Europa e del FMI quella di spostare la tassazione verso un sistema di imposizione diretto, l'unica soluzione per riportare la pressione fiscale entro gli argini di progressività è quella di istituire per l'imposizione indiretta un'aliquota unica, la cosidetta Flat Tax, già in vigore in oltre 40 paesi del Mondo, tra cui la vicina Irlanda che nel 2000 introdusse un'aliquota unica al 12,50% che consentì al paese uno sviluppo economico notevole in pochi anni, nonché una fortissima reattività alla crisi finanziaria scoppiata nel 2008.

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