Con un po’ di anticipo oggi ci occupiamo della questione
legata al Referendum Costituzionale sul quale saremo chiamati ad esprimerci tra
fine novembre ed inizio dicembre: ho intenzione di dividere il mio articolo in
due parti, la prima, oggettiva, richiamerà le principali novità contenute nel
DDL Boschi-Renzi in maniera del tutto terza ed oggettiva in modo tale che
ognuno di voi possa formarsi una idea su come e se votare, nella seconda parte
darò quella che è la mia idea relativamente al possibile cambiamento in quanto
credo che tutti debbano essere in grado di esprimere la propria opinione
esigendo rispetto, tenendo presente che si parla di cose non troppo lontane da
noi e che incideranno sulla vita politica del nostro Paese nei prossimi anni.
Innanzitutto la doverosa premessa prevede il chiarimento del
perché siamo chiamati alle urne: il Ministro Boschi in rappresentanza del
Governo Renzi ha presentato alle Camere un Disegno di Legge per la modifica di
alcuni punti della nostra Costituzione di cui discuteremo in seguito; al
termine di tutto l’iter interminabile di approvazione previsto dal nostro
ordinamento lo stesso DDL, ovviamente più volte modificato rispetto alla
struttura originaria, se avesse ricevuto la maggioranza qualificata dei due
terzi di entrambi i rami del Parlamento sarebbe stata immediatamente
promulgata, invece avendo ricevuto solo una maggioranza assoluta può essere
presentata richiesta di referendum confermativo da un quinto dei membri di una
Camera, da cinquecentomila elettori o da cinque Consigli Regionali entro tre
mesi dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale come in effetti poi è
avvenuto. Importante specifica
riguarda l’assenza del quorum per tale tipo di consultazione, il risultato sarà
valido a prescindere dal numero di partecipanti al voto.
Dopo aver chiarito il motivo per cui saremo chiamati alle
urne in una data non ancora fissata ma che sarà sicuramente tra fine novembre
ed inizio dicembre andiamo a definire quali sono i punti principali della
Riforma Boschi:
1 – ADDIO AL BICAMERALISMO PERFETTO
I due rami del Parlamento così come oggi definiti cambieranno
la propria conformazione e funzione: la Camera dei Deputati rimarrà a
suffragio universale diretto ed avrà, in esclusiva, la funzione di indirizzo
politico, di approvazione delle leggi e esprimerà la fiducia nei confronti del
Governo. Il Senato viene svuotato degli attuali poteri e riconvertito a nuova
funzione come vedremo nel successivo punto, l’obiettivo dichiarato è quello di
sveltire l’iter di approvazione delle Leggi che ad oggi oggettivamente è fuori
da ogni tipo di logica conservativa. In conclusione di questo punto bisogna
specificare che attualmente l’Italia è l’unico Paese europeo ad avere un
bicameralismo paritario.
2 – IL NUOVO SENATO
Il nuovo Senato sarà composto da 95 membri contro i 315
attuali, non ci sarà più il suffragio universale diretto ma esso sarà composto
da 21 sindaci (uno per Regione tranne il Trentino che ne nominerà due) e 74
Consiglieri Regionali nominati dai Consigli stessi, dunque la composizione sarà
espressione indiretta della volontà dei cittadini, cosa importante i componenti del nuovo Senato non avranno
diritto ad alcuna indennità se non a quella che già percepiscono come Sindaci o
Consiglieri Regionali; sarà evidentemente espressione degli Enti
Territoriali e potrà esprimere pareri prima dell’approvazione delle Leggi che,
come visto sopra, rimarrà esclusiva responsabilità della Camera dei Deputati;
appare piuttosto evidente il cospicuo risparmio in termini economici derivante
dall’applicazione di questo punto.
3- ELEZIONE DEL CAPO DELLO STATO
Alla luce della nuova composizione del Senato saranno esclusi
dalla votazione per il nuovo Presidente della Repubblica i Consiglieri
Regionali nominati ad hoc essendo essi già presenti nel nuovo Senato che,
insieme alla Camera, avrà l’esclusiva sull’elezione del nuovo Capo dello Stato:
rispetto ad oggi quando dal quarto scrutinio in poi è prevista l’elezione per
maggioranza assoluta nella riforma si è voluta mantenere una maggioranza
qualificata fino al settimo scrutinio per poter meglio garantire l’importanza
di tale figura, non entrerò troppo nel merito dei quorum per non complicare la
faccenda con troppi tecnicismi
4 – IL NUOVO ITER DI APPROVAZIONE DELLE LEGGI
Come detto precedentemente la Camera dei Deputati rimarrà l’unico ramo
del Parlamento con l’esclusività della funzione legislativa con alcune eccezioni
però: il Senato manterrà la funzione legislativa per le Leggi Costituzionali e
di Revisione Costituzionale, sui rapporti tra Stato, Unione Europea ed Enti
Territoriali e sulla tutela delle minoranze; il Senato potrà chiedere modifiche
ad una legge che però potranno essere rifiutate dalla Camera con maggioranza
semplice
5 – COMPETENZE STATO – REGIONI, SI TORNA INDIETRO
Ambiente, gestione di porti e aeroporti, trasporti e
navigazione, produzione e distribuzione di energia, politiche per
l’occupazione, sicurezza sul lavoro, ordinamento delle professioni, beni
culturali e turismo: tutte queste materie torneranno di competenza esclusiva
dello Stato Centrale dopo che qualche anno fa furono trasferite alle Regioni
senza gli attesi e per certi versi sperati risultati soddisfacenti.
6 – NUOVA PROCEDURA DI VOTO A DATA CERTA
Il Governo può chiedere alla Camera su alcuni Disegni di
Legge una corsia preferenziale chiedendone la definitiva approvazione in 70
giorni (ad oggi più che una utopia…!), tale iter non potrà essere richiesto per
la materia elettorale, la ratifica di trattati, l’amnistia, l’indulto e le
leggi di bilancio oltre che per le leggi di competenza del Senato, la Camera
avrà 5 giorni di tempo per esprimersi in merito alla richiesta del Governo
7 – NOVITA’ SU REFERENDUM ABROGATIVO E LEGGI DI INIZIATIVA
POPOLARE
Il quorum del 50% più uno degli aventi diritto per rendere
valido un referendum abrogativo (muro storicamente quasi invalicabile)
tendenzialmente rimane anche se viene introdotta la novità che, se la proposta
viene presentata da almeno 800mila elettori (sui 500mila minimi previsti) il
quorum si abbassa notevolmente e diventa il 50% più uno dei votanti alle ultime
elezioni.
Per le leggi di iniziativa popolare le firme di presentazione
passano da 50mila a 150mila con una differenza sostanziale però: in questo caso
la Camera avrà l’obbligo di discuterle e votarle
8 – NOMINA GIUDICI CORTE COSTITUZIONALE
I 5 giudici di nomina parlamentare non saranno più eletti in
seduta comune di entrambi i rami del Parlamento ma separatamente: 3 dalla
Camera e 2 dal Senato
9 – ADDIO A PROVINCIE E CNEL
La riforma suggella la fine definitiva delle Provincie
definendo la Repubblica composta da Comuni, Città Metropolitane, Regioni e
Stato mettendo definitivamente fine all’ibrido tuttora in vigore che non ha
fondamenti di logica.
Viene altresì soppresso il Consiglio Nazionale dell’Economia
e del Lavoro composto da 63 membri che attualmente svolge funzione consultiva e
propositiva in materia di leggi che riguardano economia e lavoro.
Anche in questo caso appare del tutto evidente il risparmio
in termini di risorse.
10 – EVENTUALE ENTRATA IN VIGORE
In ultimo bisogna specificare che la Legge prevede l’entrata
in vigore della Riforma Costituzionale con la Legislatura successiva a quella
vigente al momento del Referendum.
Ho cercato di schematizzare per quanto possibile e di
semplificare i principali punti di novità previsti dalla Riforma
Costituzionale, come promesso in conclusione di articolo cercherò di dare la
mia opinione invitando ciascuno di voi a formarsi la propria:
la prima cosa che mi salta all’occhio è la logica del
compromesso che viene fuori da qualunque provvedimento e che deriva da una
logica immonda di attraversamento legislativo che dire farraginoso è davvero
poco: il provvedimento originario prevedeva cose molto più “estreme” rispetto a
quelle uscite fuori da tale lunghissimo iter. Nonostante ciò io sono
assolutamente a favore delle Ragioni del SI’ e il motivo è presto detto: la
Carta Costituzionale è costituita da regole fondamentali che rimane giusto non
toccare ma tutto il resto non può rimanere immutato per sempre perché il mondo
cambia e, grazie a Dio, cerca di evolversi: è indubbio che siamo un Paese fermo
soprattutto rispetto ad altri che invece riescono a camminare più veloce di noi
grazie ad una struttura governativa e legislativa migliore e più efficiente
della nostra, ebbene questa riforma non è certamente la panacea di tutti i
nostri mali ma sicuramente può essere il primo passo per progredire verso una
logica diversa e migliore in termini di costi della politica e velocità di
approvazione dei provvedimenti legislativi.
Chiudo sottolineando che francamente mi viene abbastanza da
sorridere quando sento personaggi come Berlusconi o D’Alema (sì non sto
scherzando…) dire che bisogna votare no dopo che loro per anni hanno provato a
fare più o meno le stesse modifiche che oggi rifiutano senza riuscirci, e
allora invito tutti ad uscire fuori dalla demagogia, dalle logiche del passato
e dagli schieramenti: questa non è la Legge del Governo Renzi né quello della
Boschi ma è una Legge che serve al nostro Paese per riuscire a competere nel
mondo globale nei prossimi anni o quantomeno a provarci perché come siamo messi
ora non andiamo da nessuna parte.
di Alessandro Tucci