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lunedì 5 settembre 2016

L'EQUAZIONE DELLA DISFATTA: BUSINESS-ETICA=FURTO+OMICIDIO



Lo sgomento, il terrore, la tristezza per i danni provocati dal sisma rimbombano ancora nei nostri cuori e ci riportano alla mente il tragico epilogo di analoghi episodi dove a perdere sono sempre i cittadini. E purtroppo non parliamo di soldi o di meri beni materiali, ma di affetti, di nostri cari sepolti da un cumulo di macerie all’improvviso e di quella sensazione di impotenza che un terremoto ti lascia dentro.
Sette anni dopo l’Aquila, quattordici dopo San Giuliano di Puglia, il ritornello è sempre lo stesso. Constatiamo con amarezza che nulla è cambiato: a crollare sono sempre le scuole o la casa dello studente, luoghi dove si dovrebbe coltivare il futuro di una nazione intera e non seminare panico e morte. I furbetti del quartiere pensano a fare affari, ma non si rendono conto di essere assassini oltre che ladri! Il Business, quello vero, non è fatto di queste cose, bensì di missioni e ideali da raggiungere. I media fanno passare il terminelucro per parolaccia, alimentando un sentimento di odio nella società tra chi si mette in gioco nel fare impresa e chi con la propria forza lavoro, la propria dignità sceglie di portare a casa la pagnotta facendo gli interessi di chi il lavoro lo crea. Questa guerra non genera mai vincitori, ma solo vinti, creando un atavico sentimento di diffidenza tra datore di lavoro e lavoratore. Il Business, il fare impresa, non è questo! Ecco perché le imprese fuggono dal nostro Paese, perché alla fine vanno avanti i furbetti, quelli che sono convinti di fregare il prossimo, ma, invece, fregano solo loro stessi.
La scuola di Amatrice è, purtroppo, un film già visto, dove a crollare è stato un edificio ristrutturato solo quattro anni fa che avrebbe dovuto rispettare tutte le norme antisismiche; solo il caso ha voluto che il sisma si verificasse nel mese di agosto, altrimenti avremmo assistito ad un’altra strage!
Il Business può e deve essere etico, altrimenti si trasforma in furto ed omicidio. Il business è fissare una mission da raggiungere, un obiettivo di crescita sì economica, ma anche sociale, di crescita e di benessere anche e soprattutto per i dipendenti che devono condividere l’obiettivo finale ed esserne gli artefici. In Italia, la lotta di classe ha da sempre generato malessere e voglia di rivalsa a tutto vantaggio, però, delle lobby. Da par suo una mediocre classe imprenditoriale, salvo alcuni casi di eccellenza, ha utilizzato lo Stato e le proprie creature come bancomat da spolpare, lasciando spesso per strada plotoni di famiglie disperate. E’ questa una guerra senza vincitori e la cosa più triste è che lo Stato si rende complice di queste distorsioni del sistema!
Sentire Mark Zuckerberg, JPMorgan ed altri giganti dell’economia globale che faranno delle donazioni alle popolazioni colpite dal sisma, mi fa davvero tanta rabbia, perché al tavolo dei grandi ci siamo anche noi quando si discute del futuro del Pianeta, ma siamo i primi a non occuparci del futuro del nostro Paese, con il risultato che occupiamo un posto da comprimari, mai da protagonisti, perché i furbetti del quartiere pensano che sia furbo accaparrarsi appalti pubblici costruendo scuole con la sabbia. Siete dei perdenti, degli assassini, vergognatevi e pensate solo per un attimo, se in quella scuola si fosse trovato vostro figlio: il sindaco di Sangiuliano di Puglia lo sa…
di Lorenzo Rapino
Questo articolo è stato pubblicato anche su www.gionapanarello.com

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