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giovedì 18 settembre 2014

Voglio Andare a vivere in Irlanda...

irlanda
In un'Europa che fatica a trovare il bandolo della matassa per uscire dalla crisi, c'è un brutto anatroccolo che con coraggio e lungimiranza è riuscito a traformarsi in un bel cigno: l'Irlanda!!!
I più giovani oggi sono affascinati da questa terra piena di tradizioni, di buona birra e di numerosissime opportunità di lavoro, ma forse non sanno che fino a qualche anno fa l'Irlanda era un paese prettamente agricolo, con un basso reddito pro capite, e decisamente avaro di opportunità professionali. Come hanno fatto allora gli irlandesi a cambiare il proprio destino? Semplice: hanno applicato quello che tutti in Italia annunciano, ma nessuno ha il coraggio di fare temendo una punizione da parte della strega cattiva Angela Merkel e dei suoi irreprensibili adepti malati di austerità... ma lo abbiamo imparato a nostre spese e i greci lo sanno meglio di noi, di austerità si muore... E fidatevi, poi non si resuscita...
Qualche anno fa, precisamente a partire dall'1 gennaio 2000 la Repubblica Irlandese ha riformato il suo regime fiscale, applicando su gran parte dei soggetti giuridici ivi residenti una tassazione media del 12,50% sui redditi prodotti. Avete letto bene: 12,5%!!! Per fare un paragone, un residente in Italia lavora per pagare le tasse dall'1 gennaio al 21 giugno e figurativamente il reddito prodotto successivamente resta nelle sue tasche, mentre un irlandese lavora per lo Stato fino al 2 febbraio...
I RISULTATI: Con una tassazione del genere numerose società, soprattutto finanziarie ed assicurative hanno aperto una sede a Dublino, la quale nel volgere di pochi anni ha cambiato il suo destino divenendo culla della finanza d'Europa e quindi di opportunità di lavoro con una forte crescita del PIL, rimpiguando le fragili casse governative.
Nel 2008, però con la crisi finanziaria scaturita dal crack finanziario di Lehman Brothers ed il crollo delle borse, anche l'Irlanda fu costretta a fare i conti con un'aspra crisi e con un periodo di recessione che portò il PIL ad oltre -4%. Non mancarono ovviamente le critiche da parte dei burocrati europeisti, che additarono Dublino per la propria politica fiscale. Dal canto suo, il governo Irlandese rispose con aplomb di britannica memoria, ignorando i richiami di Bruxelles e proseguendo dritto per il suo destino.
OGGI: Pubblicati i dati del secondo trimestre... merito della robusta ripresa nel mercato del lavoro, del rimbalzo delle esportazioni e dell’aumento dei consumi, agevolati da una sempre agevolata tassazione sui redditi l'Irlanda è cresciuto dell'1,5% rispetto al primo trimestre e soprattutto del 7,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Ciò dimostra come una tassazione semplice e leggera rappresenti la miglior leva per uscire dalle sabbie mobili di una crisi infinita, ed è, a mio modo di vedere, l'unica via da seguire per il nostro Paese; anche se dovesse portare uno scompenso dei conti pubblici nel breve termine e far arrabbiare Sua Eccellenza Angela Merkel...
di Lorenzo Rapino

venerdì 12 settembre 2014

ALLA RICERCA DELL'INVESTIMENTO MIGLIORE

soldiChi di voi non ha mai pensato di recarsi in banca per valutare soluzioni d'investimento per i propri risparmi?Visto il periodo di crisi, immagino già la risposta di molti, eppure,sicuramente c'è chi ancora oggi ha la fortuna di ereditare i risparmi di famiglia. Allora, per i più fortunati la domanda nasce spontanea: Come collocarli, come investirli? purtroppo non esiste investimento giusto o investimento sbagliato, non esiste investimento migliore o investimento peggiore. Per spiegarvi il motivo di questa mia affermazione, oggi,vi parlerò di ASSET ALLOCATION. Con tale termine si nomina quel processo attraverso il quale un risparmiatore investe e suddivide la propria ricchezza, considerando i propri obiettivi ed identificando le proprie necessità finanziarie (stimate o certe). Le somme disponibili vengono ripartite tra le varie attività finanziarie, dette in gergo tecnico asset class. Le principali sono:
  1. Liquidità
  2. Obbligazioni
  3. Azioni
  4. Immobiliare
  5. Divise
  6. Materie prime
  7. Metalli preziosi
  8. Beni di lusso.
Come determinare il mix di attività sulle quali andare ad investire è una questione strettamente personale e dipende sostanzialmente da due fattori: orizzonte temporale e propensione al rischio. Per orizzonte temporale s’intende il numero di anni in cui il risparmiatore è disposto ad investire per raggiungere i suoi obiettivi finanziari (es. acquisto dell’auto, della prima casa, oppure l’integrazione della pensione). Un investitore con un orizzonte temporale più lungo può assumere un livello di rischio maggiore, al contrario di chi invece ha un orizzonte più breve. La propensione al rischio ,invece,è la capacità di sopportare di perdere parte o tutto il proprio investimento iniziale, in cambio di un maggiore rendimento. Maggiore è l'esposizione sull'azionario tanto maggiore è l'esposizione al rischio. Fondamentale, inoltre, nella scelta di un portafoglio finanziario risulta essere la diversificazione, metodo strettamente collegato all'asset allocation. Mentre quest'ultima definisce la strategia dell'investitore e quindi la sua propensione al rischio, nonché la sua performance attesa, la diversificazione nella scelta dei titoli e/o fondi permette di non concentrare tutte le proprie scelte su un unico emittente o settore. In questo caso, importantissima e'l'analisi del RATING per le obbligazioni e l'applicazione della teoria dello "stock picking" (Attività costituita da un'oculata selezione dei titoli su cui investire effettuata in base ad analisi tecnica o fondamentale e finalizzata alla massimizzazione del profitto cercando di cogliere il timing migliore). Ovviamente, per i neofiti in materia, mettere in pratica tutta questa teoria, può risultare pericoloso e può provocare un effetto boomerang. In un mondo economico in continua evoluzione, dove speculazione e crisi si intersecano e ci rendono la vita difficile, l'affidarsi ad esperti finanziari può essere la soluzione migliore. Non troverete mai su internet o sui vari motori di ricerca l'investimento perfetto, potrete trovare forse un esempio di portafoglio modello, ma non sarà mai idoneo al 100% alle vostre esigenze. L'asset allocation è soggettiva e personalizzata, e la sua costruzione e revisione nel tempo puo' essere fatta solo da voi stessi e dalla consulenza di persone del settore. il "Fai da te" finanziario non ha mai fatto molta strada.
di Danilo Agostini

lunedì 8 settembre 2014

IL PIL... LA CREAZIONE...

soldi

Si sente ormai da anni parlare di riforme, riduzione della pressione fiscale, semplificazione, riforma del mercato del lavoro, efficientamento della Pubblica Amministrazione... Tutte promesse ovviamente disattese, a causa delle numerosi Lobby che popolano il nostro Paese le quali per fare i propri interessi, finiscono per realizzare clamorosi autogoal che determinano l'immobilismo di uno Stato che ormai è sfiduciato, indietro con le infrastrutture, in recessione e di conseguenza privo di risorse per poter cambiare la situazione. E così siamo costretti ad ascoltare proclami o sorbirci ipotetici scenari apocalittici, con il risultato che tutti litigano con tutti e l'unico risultato ovvio di questa guerra tra perdenti è che il nostro Paese continua a perdere terreno nei confronti degli altri componenti del G8 e delle economie emergenti che avanzano prepotentemente.
Uno strumento o per meglio dire una leva mai utilizzata per uscire da questo tunnel, però, è la creazione di PIL, vale a dire misure che permettano a nuova economia (e non mi riferisco al lavoro sommerso) di nascere e vivere di vita propria, portando nuova linfa al nostro Paese, permettendo in futuro di affrontare in maniera più serena le tanto agognate riforme e soprattutto la riduzione della pressione fiscale.
La parola PIL è acronimo di Prodotto Interno Lordo e rappresenta cioè la somma del reddito prodotto da uno stato o una comunità. Nel momento in cui questo elemento, fondamentale per la crescita dell'economia come l'ossigeno per la sopravvivenza degli esseri viventi, non cresce, ma anzi decresce, l'economia si ferma, regredisce e la soluzione non può che essere, come nel caso di una persona in pericolo di vita, fornire nuovo ossigeno attraverso una maschera, un respiratore che permetta di superare il momento critico e tornare a respirare grazie alla forza naturale dei propri polmoni.
Molti lettori staranno già pensando ad un settore ampiamente dibattuto, come quello della legalizzazione della prostituzione, che da una parte spezzerebbe una gamba alla malavita organizzata e dall'altra potrebbe portare nelle casse dello stato diversi Miliardi di Euro...
Ma la mia proposta riguarda altro, io credo che l'Italia debba ripartire da quei settori che ci hanno trainato verso il boom economico, proteggerli e svilupparli. Siamo famosi per il made in Italy, ma ormai di questo brand non è rimasto nulla di concreto. Credo che un sano protezionismo non possa che giovare alla nostra economia; visto che le tasse non possiamo abbassarle uniformemente a tutti, agevoliamo chi riporta la manifattura in Italia, riportiamo a casa chi ha delocalizzato per spendere meno, riducendo anche la qualità del prodotto finale. Credo che se ad una azienda venga offerta la possibilità di tornare in Italia avendo una tassazione agevolata e rimettendo in moto i distretti industriali, questa non possa dire di no e se davvero dovesse rifiutarsi, bene potremo esiliarla per decenni: aziende che non portano benefici al nostro Paese non possono avere l'onore di utilizzare il brand "Made in Italy".
Penso che potremmo rilanciare l'agricoltura, imponendo alle aziende agricole un regime fiscale forfaittario al 15%, agevolando l'associazione tra imprese agricole, al fine di competere anche sui mercati internazionali.
Penso che una grossa fetta del nostro futuro si giochi oltre che nel settore primario, anche nel terziario in particolare nel turismo, dove alla stregua dell'agricoltura l'imprenditore è soggetto ad un doppio rischio d'impresa: il rischio proprio della gestione aziendale ed il rischio climatico (di cui l'estate appena trascorsa è un clamoroso esempio); bene, portiamo al 25% la tassazione di queste aziende, e vedremo che il PIL crescerà.
Perché in fondo, non è un problema di risorse che mancano, ma di risorse non sfruttate. Se un'azienda non fattura perchè non è in salute, perchè il denaro non circola nel sistema e per vari e vari motivi, è inutile innalzare l'IVA, le imposte di bollo, le accise sui carburanti o imporre nuove imposte patrimoniali su beni che magari non generano alcun reddito e raccontare la favoletta che le tasse sono state abbassate e sono stati aumentati i salari di 80 € mensili... Se nessuno più crea reddito, nessuno più paga le imposte, le tasse ed i contributi ancorchè a fronte di quei pagamenti c'è la percezione di ricevere in cambio un servizio inadeguato. Queste frizioni creano malessere e sfiducia nel sistema, che già di per se debole non troverà mai la forza di rialzarsi.
L'ultima proposta che mi viene in mente, è relativa alla legge Bucalossi: questa legge impone il pagamento di un'imposta, molto molto salata su chi si accinge a costruire un immobile. Mi sembrerebbe scontato e di buon senso, sospenderla o comunque ripensarla nel momento in cui l'edilizia, che rappresenta un altro settore cardine della nostra economia, soffre come mai prima d'ora. Ho sempre pensato che la semplicità fosse un valore, e continuo ad esserne convinto: Ma se l'edilizia è ferma, chi la paga la Bucalossi? Io credo nessuno... quindi rappresenta una zavorra che ingolfa il sistema ed è assolutamente improduttiva! Sospenderla (io sarei per abolirla) significherebbe dare quella famosa boccata d'ossigeno... ma evidentemente i nostri governanti sono presi maggiormente dalla legge elettorale, dalla riforma del Senato ed altre quisquiglie si importanti, ma di discutibile valore sociale se rapportato al momento storico che stiamo vivendo.
Sperando di poter approfondire gli argomenti trattati nei prossimi articoli, concludo queste poche righe che riassumono un pensiero ben più ampio di chi ama il proprio Paese e si è stufato di vederlo alla mercé di dilettanti allo sbaraglio... E come cantava già nel 1978 Rino Gaetano... "NUNTEREGGAE PIU'" Evidentemente non sono ancora sufficienti 36 anni di richieste...
di LORENZO RAPINO