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sabato 10 settembre 2016

SIAMO CITTADINI O SUDDITI DELLE MULTINAZIONALI? #3

In un Mondo Globalizzato i veri nemici sono i nostri egoistici comportamenti che ci portano a trascurare il bene comune, ignorando che i nostri stessi comportamenti ci danneggeranno, colpendoci come un boomerang...



La domanda contenuta nel titolo non trova ancora una risposta!
Siamo cittadini? Chissà... La definizione di cittadino trae origine dalle antiche città stato ed in particolare nell'impero romano: chi era cittadino di Roma era tutelato e si considerava protetto ed intoccabile in ogni luogo dell'impero ed anche nelle città straniere...
Siamo sudditi delle multinazionali? La parola suddito, nell'uso corrente, indica chi è subordinato a uno stato organizzato in monarchia assoluta...
La difficoltà nel rispondere a siffatta domanda risiede essenzialmente nel caos che regna in questo Mondo globalizzato, dove tutti sanno tutto di tutti, ma dove ogni fonte di informazione deve essere sistematicamente verificata e dove gli stati cedono la loro sovranità a favore di entità sovranazionali, raggirando meschinamente quell'istituto nato nell'antica Grecia e chiamato Voto.
Viviamo in un Mondo dove essere cittadini rappresenta uno status che spesso non garantisce privilegi e protezione, ma piuttosto obblighi e doveri derivanti da sistemi giuridici invasivi: LIBERTA' dovrebbe essere il Mantra del nostro tempo, ed invece di libero ci resta tutto ciò che non è vietato e badate bene, non è la stessa cosa!
Di contro possiamo tranquillamente affermare che i sudditi delle Multinazionali hanno forse acquisito uno status superiore, quasi di cittadini nel senso letterale della parola, vivendo una quotidianità fatta si di regole ed obblighi, ma anche di collaborazione, di obiettivi comuni da condividere, di una costante pressione positiva per raggiungere un bene comune, una mission, di un orgoglio, un attaccamento alla causa che li rende fieri della comunità di cui fanno parte, salvo poi tornare mestamente sul pianeta dei cittadini una volta terminata la loro missione giornaliera.
La vera differenza del nostro tempo risiede proprio in questo, se davvero vogliamo che il nostro tempo venga ricordato dai libri di storia come il secolo della consapevolezza, della crescita, del vero progresso e della modernità, i governanti devono tornare a considerare i cittadini in quanto tali, ed a tutelarli davvero nel quadro di un generale disegno di crescita economica e culturale, applicando e adattando per quanto possibile ed opportuno quelle dinamiche aziendali che provocano nel cittadino la convinzione e la voglia di potere e dover dare di più per il bene proprio, della propria famiglia e dell'intera comunità.











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