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mercoledì 1 marzo 2017

DONALD TRUMP, UN DISCORSO MOLTO PRESIDENZIALE



C'era attesa per il primo discorso del neo Presidente degli Stati Uniti Donald Trump al Congresso americano, ed il Tycoon non ha tradito le attese dei suoi sostenitori; anzi, ha ricevuto anche il consenso di alcune testate giornalistiche che non avevano lesinato critiche nel recente passato.
Con toni pacati, ma decisi, Trump ha ribadito i punti fondamentali illustrati nella campagna elettorale, chiedendo, con molto pragmatismo, anche la collaborazione dell'ala Democratica del Congresso, al fine di realizzare in maniera costruttiva i punti fondamentali di un programma che vanno nell'interesse nazionale e dei cittadini americani.
Sentendo il discorso del 45° Presidente degli Stati Uniti, un velo di tristezza mi pervade, perché l'America è sempre stata per noi, ma anche per i nostri nonni, un punto di arrivo, l'opportunità dopo un lungo viaggio, la forza della libertà, di poter sviluppare le proprie idee, abbiamo negli occhi l'immagine di un Paese costellato si di eccessi, ma anche meritocratico e che fondamentalmente funziona, dove se hai un'idea puoi coltivarla, e realizzarla. In Italia, purtroppo, non è più così... Da troppo tempo.
Se scrivo certe cose, lo faccio a ragion veduta e dopo essere stato personalmente varie volte in USA, oltre ad aver ascoltato testimonianze dirette di chi è stato costretto ad abbandonare il proprio paese per inseguire un sogno, un'idea, un'ambizione, anche a costo di stare lontani dai propri affetti.
Il nostro Paese, zavorrato dai rigidi parametri di Maastricht, e da mirabolanti normative comunitarie che ci impongono cosa produrre, quanto e come, in nome di una concorrenza che non è più tale, non è più padrone del proprio destino e suona strano sentire il Presidente di una grande potenza mondiale, che è oltretutto la più indebitata del pianeta, lanciare un programma di spesa pubblica superiore ai 1000 miliardi di dollari da investire in infrastrutture, una cifra notevole, che rappresenta solo 1/6 delle risorse spese dal governo americano per le operazioni militari in Medio Oriente negli ultimi dieci anni. La formula è semplice: se il PIL cresce, se c'è occupazione, se fai un programma di investimenti, il debito non rappresenta necessariamente un pericolo, ma può diventare un'opportunità per uscire dalle sabbie mobili di una crisi infinita. Ricetta che prevede l'abolizione dell'Obamacare, facilmente superabile grazie al taglio delle tasse per i ceti medi e bassi, e che va ad affiancarsi all'esortazione fatta dal Presidente Trump nei confronti delle case farmaceutiche di abbassare il costo dei medicinali per permettere l'accesso alle cure ad un numero sempre maggiore di cittadini/pazienti.
Questa ricetta, in Europa non l'hanno capita, o forse c'è qualcuno che l'ha capita, ma si ostina a proibirla a ragion veduta, perché vedrebbe minata la propria posizione di leadership.
Il Presidente Trump ha annunciato anche un poderoso taglio delle tasse, finalizzato a ridare ossigeno alla classe media, quella maggiormente martoriata dagli effetti perversi di una globalizzazione senza controllo, che ha portato alla delocalizzazione delle attività produttive e quindi a scompensi occupazionali in diverse aree del Globo, compreso il nostro Paese. Per Trump riportare, attraverso un piano di incentivazioni, la produzione industriale sul territorio americano rappresenta un caposaldo della rinascita del settore manufatturiero, che dovrà anche contare sulla forza lavoro degli immigrati.
Già, gli immigrati, un altro argomento molto caldo, affrontato con maturità dal Presidente, il quale non ha fatto altro che predicare l'ordine sociale, non il razzismo, come insinuato da qualche suo detrattore, perché diciamoci la verità il compito di uno Stato è prima di tutto quello di proteggere i propri cittadini, e quindi i confini, implementando provvedimenti finalizzati a sapere chi entra nel proprio territorio, per quanto tempo e per fare cosa. Questo non è razzismo, ma semplicemente buon senso che va nella direzione di proteggere la collettività, cercando di limitare al massimo i fenomeni di criminalità che possano minare la pace sociale la possibilità di vivere in armonia.
Trump esce rafforzato da questo suo primo discorso al Congresso, un discorso fatto di proposte concrete e di buon senso, di provvedimenti che mirano a ridare dignità a chi rappresenta la linfa vitale di ogni stato: il cittadino.
Un discorso chiaro, di buon senso ed apprezzato anche dall'opposizione, un discorso a cui non siamo più abituati e che ha un sapore terribilmente amaro per noi italiani, vittime di una indegna classe politica e di una mediocre Unione Europea. L'auspicio è che Trump possa fare da apripista a futuri Premier per invertire una rotta che ha distrutto una generazione intera, quella classe 1980 che rischia di non vedere mai la pensione, perché a quarant'anni sta sognando ancora di trovare un lavoro.

di Lorenzo Rapino



Immagine presa dal Web

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