Per voi una piccola guida alla scoperta dei nuovi Piani Individuali di Risparmio, una rivoluzione che finalmente premia il piccolo risparmiatore con una generosa agevolazione fiscale.
Entrati in vigore l'1 gennaio 2017, i PIR sono stati presentati per la prima volta al Salone dei Risparmio di Milano, ma cosa sono? Rappresentano davvero uno strumento utile nel portafoglio di un risparmiatore? Nel prosieguo dell'articolo andremo alla scoperta di questa nuova opportunità e se avrete ancora delle domande non esitate a contattarmi cliccando qui.
Il PIR è un piano di risparmio a lungo termine, che può assumere la forma di un OICR, di una Gestione Patrimoniale, di un contratto di Assicurazione e che rappresenta un contenitore fiscale all'interno del quale possiamo trovare azioni, obbligazioni, quote di fondi comuni e che danno diritto, rispettando alcuni vincoli che andremo presto ad analizzare, ad un beneficio fiscale davvero importante, ossia la totale esenzione dalla tassazione sui redditi generati dall'investimento stesso, nonchè l'esenzione dall'imposta di successione.
Sebbene si tratti di una novità assoluta per quanto concerne il mercato italiano, strumenti simili sono stati già sperimentati in Francia nel 1992 con i Plan d'Espargne Action (PEA), nel 1999 nel Regno Unito gli ISA (Individual Saving Account), in Canada i Tax Free Saving Accounts (TFSA) e non potevano mancare all'appello gli USA con i DC Plan e Individual Retirement Account.
Come saprete, lo Stato Italiano tassa i redditi da capitale con un aliquota unica che attualmente è pari al 26%, quindi più di un quarto del rendimento ottenuto su strumenti di risparmio gestito va a finire nelle casse dello Stato, a cui dobbiamo aggiungere l'imposta di bollo pari allo 0,20% annuo del valore del nostro portafoglio: una vera mazzata se si pensa che fino al 2011 la tassazione era al 12,50% ed il risparmio gestito era esente da imposta di bollo, bollo che era applicato con un costo unico di € 34,50 annui sui i depositi amministrati a prescindere dall'entità dei titoli in esso presenti.
Alla luce di ciò la possibilità di non dover dare allo Stato quell'antipaticissimo 26% sui capital gain fa goal un pò a tutti...
Ma come si fa a beneficiare di questa agevolazione? Innanzitutto bisogna specificare che il PIR, come detto acronimo di "Piano Individuale di Risparmio" deve essere intestato ad una sola persona, che potrà sottoscrivere un solo PIR nella sua vita e quindi beneficiare una sola volta dell'agevolazione fiscale. Tale agevolazione scatta se l'investimento viene mantenuto per almeno cinque anni, ciò significa che ogni versamento effettuato sul proprio PIR nel corso del 2017, sarà esente da tassazione sui capital gain a partire dal primo gennaio 2022, per i versamenti effettuati nel 2018 l'agevolazione scatterà nel 2023 e così via, seguendo il principio del FIFO, cioè First In First Out, vale a dire che il primo importo ad essere versato sarà anche il primo ad essere riscattato, già perché su un PIR, una volta aperto, potremo effettuare anche versamenti successivi.
Un altro vincolo è relativo all'importo: l'importo massimo che ogni risparmiatore potrà versare nel PIR sarà di € 30.000,00 annui per un ammontare complessivo non superiore a 150.000,00 €.
Vincoli anche per il Gestore. Anche il gestore di un PIR ha dei vincoli sulla finalità degli investimenti da effettuare con il denaro raccolto, infatti le somme che verranno versate nel PIR saranno investite per almeno il 70% in titoli azionari ed obbligazionari emessi da aziende italiane, ed il 21% di questa fetta sarà destinato a titoli non presenti nel paniere principale della borsa di Milano, ed investito pertanto in Mid e Small Cap. La finalità è presto spiegata: lo Stato agevola i piccoli risparmiatori, a patto che tali somme restino nel circuito economico nazionale. E mi sembra questa una scelta azzeccata da parte del legislatore, che così da una parte premia ed invoglia i risparmiatori, ma dall'altra non dimentica la necessità di far confluire capitali nel nostro sistema economico.
Il restante 30% non ha vincoli, ed anche questa è una scelta giusta, perché in questo modo il gestore avrà l'opportunità di diversificare con altri strumenti il patrimonio gestito.
Come già accennato in precedenza. il PIR può rappresentare anche un ottimo strumento di passaggio generazionale, essendo le somme versate all'interno di esso totalmente esenti dall'imposta di successione.
Prima di concludere, proviamo a quantificare il beneficio fiscale che può generare un PIR: se effetuiamo un versamento di 10.000 € ed ipotizziamo un rendimento annuo del 2%, fra 5 anni il nostro investimento avrà un valore di 11.000 €. A questo punto in caso di riscatto, nulla sarà dovuto allo Stato, mentre se avessimo ottenuto lo stesso risultato grazie ad un fondo NON PIR, avremmo dovuto versare 260 € come imposta sui redditi da capitale. Va da se, che l'investimento in PIR è da vedersi in un ottica di lungo periodo, al fine di massimizzare il beneficio fiscale, anche considerando che tali somme andranno a finanziare la nostra economia locale.
Il primo fondo PIR è stato lanciato il 9 gennaio da ANIMA SGR e si chiama ANIMA CRESCITA ITALIA, presenta una volatilità compresa tra il 5 ed il 10% ed ha una categoria di rischio pari a 4 in una scala che va da 1 a 7. E' classificato da Assogestioni come Bilanciato Obbligazionario.
In definitiva, i PIR rappresentano una piccola rivoluzione nel panorama del risparmio gestito italiano, personalmente mi auguro che si tratti della prima di tante iniziative a venire di questo genere, volte a ridare fiducia ai risparmiatori italiani, che beneficiando di una giusta agevolazione fiscale potranno finalmente essere partecipi della tanto agognata ripresa economica del nostro Paese.
di Lorenzo Rapino




